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ETRURIA, PADANIA ETRUSCA
E CAMPANIA ETRUSCA

 

Per i moderni gli Etruschi sono un popolo misterioso. Affascinano l'origine sconosciuta, la lingua non completamente interpretata, le tradizioni magico-religiose, le necropoli, le creazioni artistiche.

Per gli antichi gli Etruschi avevano indubbiamente più concretezza.

Per i Siracusani erano dei concorrenti temibili sul piano commerciale e su quello militare.

Per i Cartaginesi erano degli alleati con cui spartirsi il controllo del Mediterraneo Occidentale.

Per i Celti erano un popolo molto ricco, da depredare periodicamente.

Per Alessandro Magno e per i Greci erano dei pirati che rendevano insicura la navigazione nel Tirreno e nell'Adriatico.

Per i Romani erano i nemici per antonomasia, la bandiera rossa sul Gianicolo era il segno dell'avvicinarsi delle schiere etrusche.

Per i Romani erano gli amici dove portare in salvo le vestali e i sacri vasi quando i Celti calavano sull'Urbe.

Per i Romani erano simbolo della cultura e presso le loro città i nobili romani andavano a studiare esattamente come avrebbero fatto in seguito con Atene.

Per i Romani erano i saggi in possesso dell'antica disciplina che univa il profano al divino.

 

LocalitÓ: Italia - Etruria

Epoca: dall'VIII secolo a.C. al I secolo d.C.

 

CARATTERI GENERALI DELL'ETRURIA

GEOGRAFIA DELL'ETRURIA

STORIA DELL'ETRURIA

 


 

CARATTERI GENERALI DELL'ETRURIA

Etruschi

Tra l'VIII e il VII secolo a.C. appaiono stanziate tra l'Arno e il Tevere, tra gli Appennini e il Tirreno delle genti di origine imprecisata. Secondo Erodoto provenivano dalla Lidia, ma secondo Dionigi di Alicarnasso erano autoctone.

I Latini diedero loro il nome di Etrusci o Tusci. La sponda destra del Tevere era chiamata ripa etrusca dai Romani.

I Greci li chiamarono Tyrrhenoi.

Il mare di fronte alle loro coste venne chiamato dai Greci Tirreno.

L'altro mare, l'Adratico, prese nome dalla colonia etrusca di Adria.

Lingua

La lingua etrusca è di origine sconosciuta. Non appartiene al gruppo indoeruropeo né a quello semitico o ad altro conosciuto. Dal punto di vista morfologico sembra avvicinarsi alle lingue agglutinanti.

Alfabeto etrusco

Gli Etruschi conobbero la scrittura a partire dal VII secolo.

L'alfabeto etrusco deriva da quello greco occidentale, mediato dai Calcidesi di Cuma. Furono usate 23 lettere, poi ridotte a 20. Il sistema fonetico non comprende la vocale o e le occlusive sonore b, d, g. Sono presenti invece numerosi suoni aspirati e due sibilanti.

Gli Etruschi diffusero il loro alfabeto presso gli Osci, gli Umbri e i Veneti.

Città

Le città etrusche furono costruite spesso su siti villanoviani. Tipicamente una città etrusca è posizionata su di un colle o su di un promontorio. In vicinanza sono corsi d'acqua o il mare, essenziali per il commercio. Nei pressi una pianura assicura la produzione agricola sia per le necessità interne che per l'esportazione.

Non lontano dalla costa fondarono:

- Veii (Veio), tra il lago Sabatinus (Bracciano) e il Tevere, controllava il guado di Fidene e l'inizio della via per la Campania

- Caere, in etrusco Cisra, chiamata da Erodoto Agylla, aveva come porti Alsium, Punicum e Pyrgi

- Tarquinii (Tarquinia), sul fiume Marta, aveva come porto Graviscae

- Vulci, sul fiume Fiora

- Vetulonia, in etrusco Vetluna

- Rusellae (Roselle), alla foce dell'Ombrone

- Populonia, in etrusco Pupluna, su di un promontorio.

Non essere immediatamente sulla costa garantiva una maggiore possibilità di difesa dai pirati e dagli attacchi dei nemici. Inoltre lungo la costa potevano trovarsi zone malariche o scarsamente salubri.

All'interno gli Etruschi fondarono:

- Volaterrae (Volterra), in etrusco Velathri, nella valle del fiume Cecina

- Volsinii, in etrusco Velzna, vicino al lago di Bolsena

- Orvieto, alla confluenza del Chiana e del Paglia con il Tevere

- Clusium (Chiusi), in etrusco Chamars, a sud-ovest del Trasimeno

- Perrusia (Perugia)

- Cortuna (Cortona), vicino al lago Trasimeno

- Arretium (Arezzo)

- Faesulae (Fiesole), in posizione strategica sull'Arno.

Altre località etrusche sono:

- Castro, ad ovest del lago di Bolsena

- San Giovenale, nell'entroterra di Tarquinia

- Norchia

- Suana (Sovana)

- Tuscania.

Gli Etruschi presero il controllo anche del territorio dei Falisci, la cui capitale è Falerii (Civita Castellana), e di quello dei Capenati, la cui capitale è Capena nei pressi del Tevere a nord di Roma.

Dodecapoli

L'Etruria era una confederazione di dodici popoli. Le dodici città corrispondenti probabilmente cambiarono con il tempo.

Alla fine del VII o all'inizio del VI secolo dovevano essere:

- Caere, Tarquinia, Vulci e Vetulonia per l'Etruria marittima

- Veio, Volsinii, Chiusi e Perugia per l'Etruria interna tiberina

- Volterra, Arezzo, Cortona e Fiesole per l'Etruria settentrionale.

Il centro religioso della confederazione era il Fanum Voltumnae, il santuario di Voltumna nel territorio di Volsinii. Presso il santuario venivano celebrati i giochi panetruschi, equivalenti ai giochi panellenici olimpici.

Moneta

Le prime monete etrusche risalgono al VI secolo e sono di tipo focese. Verso il 500 alcune città etrusche cominciarono a battere moneta in argento, oro e bronzo. La lavorazione era raffinata.

Strade

Le strade più antiche si basavano su alture e valli fluviali. Erano poco più che mulattiere. Ad esempio il sentiero del Cremera tra Veio e il Tevere o la valle del Treia nel territorio falisco.

Le strade di fondovalle non erano sempre percorribili a causa delle alluvioni e pertanto ebbero maggiore sviluppo le piste che correvano lungo le sommità. Ad esempio la Via Flaminia attraverso l'ager veientanus e faliscus fino al bacino del Treia su di un altopiano. Da notare che il centro delle vie montane nell'Etruria meridionale non era Veio, ma l'area di Prima Porta a nord di Roma.

Il sistema viario etrusco subì dei cambiamenti significativi nel corso del VII secolo a causa dello sviluppo del commercio e della diffusione dei veicoli a due ruote. Ad esempio la via tra Caere e Veio, che era adatta solo a far passare dei muli, venne completamente rifatta attenuando le pendenze ed eliminando le tortuosità per rendere il percorso più facile ai carri.

In presenza di ostacoli naturali si procedeva a imponenti opere di sbancamento. Ad esempio lungo la via che collegava Falerii a Nepi venne fatto un taglio profondo 15 metri e lungo 200.

Le strade principali etrusche erano normalmente a due carreggiate, ognuna di circa 2 metri. Si usavano cunette centrali o laterali. Con l'usura si generavano dei solchi ed allora si doveva abbassare il livello della strada.

Gli etruschi costruivano sia ponti in legno che in pietra. Per deviare corsi d'acqua o drenare delle valli ricorrevano a cuniculi. Famosa la strada di Pietra Pertusa che collegava Veio con il Tevere, a nord di Prima Porta. Costruita nel V secolo, dopo che Fidene era passata sotto il controllo di Roma, serviva a comunicare con Gabi e Preneste. La strada è rettilinea, quattro valli vennero drenate con cuniculi per un totale di 4 chilometri, una galleria lunga 300 metri e larga più di 2 venne scavata alla profondità di 40 metri per attraversare l'altopiano della via Flaminia.

I Romani costruirono le loro vie, nel III e nel II secolo a.C., con il concetto attuale della autostrade: percorso rettilineo, minima pendenza, caratteristiche standard. A volte riutilizzarono tratti di strade etrusche, ma ebbero scarsa attenzione all'attraversamento dei centri etruschi, spesso le strade romane passavano in loro prossimità, ma non al loro interno.

La via Aurelia segue la costa tirrenica fino a Pisa passando in prossimità di Caere, Tarquinia, Vulci, Cosa, Vetulonia, Populonia. Venne costruita da Lucio Aurelio Cotta a partire dalla fine della prima guerra punica (241a.C.).

La via Claudia, che passa ad ovest del lago di Bracciano, porta a Tuscania, Saturnia e Roselle. Probabilmente venne costruita nel 183 a.C. contemporaneamente alla deduzione della colonia di Saturnia.

La via Cassia passa in prossimità di Veio, Volsinii, Chiusi, Cortona e Arezzo, prosegue verso Fiesole. Venne costruita nel 154 a.C. dal censore Caio Cassio Longino.

La via Amerina attraversa Tuder (Todi) e raggiunge Perugia.

La via Flaminia attraversa il territorio dei Falisci e poi quello degli Umbri, passa in prossimità di Narnia (Narni), Interamna (Terni), Spoletium (Spoleto), e prosegue verso Ariminum (Rimini). La Flaminia venne costruita da Caio Flaminio nel 220 a.C.

Economia

La ricchezza dell'Etruria derivava dall'agricoltura, dall'industria mineraria e dal commercio.

Agricoltura e allevamento

Le pianure più fertili erano comprese tra Arezzo e Fiesole: Etrusci campi.

Coltivazione del grano ed allevamento del bestiame erano le risorse principali, ma anche miglio, segale, avena e lino erano importanti.

Impianti idrici sofisticati consentivano l'irrigazione dei campi e portavano l'acqua nelle città. La produzione agricola poté beneficiare delle tecniche irrigue importate dall'Oriente.

La vite, anch'essa d'origine orientale, venne coltivata con ottimi risultati.

Si esportavano lino, vino, formaggi e grano.

Venivano allevati cavalli, pecore, maiali.

Si pescavano tonni.

Si cacciavano lepri, selvaggina alata, caprioli e cervi.

Industria mineraria

L'industria metallurgica era concentrata tra l'isola d'Elba e la costa antistante (Populonia e Volterra). Venivano estratti ferro, piombo, stagno e rame.

L'Elba era chiamata dai Greci Aithaleia ("nera per la fuliggine") a causa del fumo che usciva dagli impianti per la lavorazione del ferro.

Populonia rappresentava sulle sue monete Vulcano con tenaglie e martello.

Sui monti della Tolfa venivano estratti pirite, piombo, zinco, antimonio e in misura minore mercurio.

Commercio

La marina mercantile etrusca raggiungeva la Sardegna, la Sicilia, l'Africa settentrionale, la Gallia meridionale, la Spagna, la Grecia, l'Asia Minore, Cipro.

Oltre che sul mare gli Etruschi svilupparono i loro commerci sia verso il nord che verso il sud dell'Italia. Dal commercio passarono all'azione militare e giunsero a costituire dei veri e propri domini sia in Padania che in Campania.

Campania etrusca

Verso sud organizzarono un percorso diretto in Campania, dove giunsero fino a Volturnum (Capua), dopo essere passati nel Lazio da Praeneste (Palestrina). Le loro merci seguirono quella che poi sarà chiamata Via Latina.

Testimonianze etrusche sono state trovate a Capua (S. Maria Capua Vetere), che era la capitale della dodecapoli campana, Nola, Acerra, Nocera, Suessula, Ercolano, Pompei, Sorrento, Pontecagnano, presso Salerno. Di altri centri come Irnthi, Velsu, Urina, Velcha non conosciamo che il nome.

La dominazione etrusca della Campania si estese fino a Posidonia (Paestum) e alle foci del Silaros (Sele) .

La Campania etrusca non sopravviverà all'isolamento causato dal sorgere della potenza di Roma nel Lazio e di Siracusa sul mare nel V secolo.

Padania etrusca

Secondo Aulo Cecina, nobile etrusco amico di Cicerone, la conquista della Padania si deve a Tarchon, re di Tarquinia. Secondo altri la spedizione venne guidata da Aucnus di Perugia.

Furono etrusche Felsina (Bologna), Mantua (Mantova), Melpum (nei pressi di Milano), Ravenna, Caesena (Cesena, in etrusco Keisna), Ariminum (Rimini, in etrusco Arimna) Mutina (Modena), Parma, Placentia (Piacenza) e altre città che formarono la dodecapoli del nord. Felsina ne era la città principale.

Anche il porto di Spina, la Venezia dell'antichità, è di origine etrusca.

Mysa (Marzabotto) controllava il guado sul Reno per l'accesso alla pianura emiliana.

Mantova prese il nome dal dio etrusco dei morti Mantus.


GEOGRAFIA DELL'ETRURIA

 

Il territorio dell'Etruria rimase sostanzialmente costante dal VII secolo a.C. all'età augustea.

Nel V secolo gli Etruschi persero i loro domini in Campania e Padania.

 

Italia Augustea

Regio VII: Etruria Augustea

Padania Etrusca

Campania Etrusca

 

 

 


 

STORIA DELL'ETRURIA

 

I Greci fermati dagli Etruschi

Intorno al 777 a.C. i Greci avevano costituito la loro prima base italiana sull'isola di Ischia, da loro chiamata Pithecusa. Avevano proceduto verso nord e avevano dato nomi greci alle isole di fronte all'Etruria: Oxasia (Montecristo), Artemisia (Giannutri), Gurgon (Gorgona), Aigilion Megas e Aigilion Mikros (Capraia e Giglio), Aithaleia (Elba). Ma gli Etruschi impedirono la costituzione di colonie greche sulle loro coste o nelle aree di loro interesse.

I Focesi in Corsica

Intorno al 600 i Focesi, scacciati dall'Asia Minore dai Persiani, si stabilirono in Corsica. Venne inoltre fondata la colonia di Massalia (Marsiglia).

Gli Etruschi a Roma

Gli Etruschi ebbero una parte importante nella vita romana dal 616 al 509 a.C. con gli ultimi tre re: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo.

Lucio Tarquinio Prisco era figlio di Demarato, un greco originario di Corinto. Demarato era giunto a Tarquinia in veste di profugo politico. Il figlio si sarebbe traferito a Roma e sarebbe diventato re. Con lui avrebbe regnato l'etrusca Tanaquil.

Per quasi un secolo le ottime relazioni tra Roma e gli Etruschi permisero un florido sviluppo del commercio diretto verso i domini etruschi in Campania.

La rivoluzione repubblicana del 509 provocò grandi difficoltà al commercio etrusco verso la Campania attraverso il Lazio, ormai non più sotto controllo. Agli Etruschi rimaneva la possibilità di raggiungere via mare le loro città meridionali.

Appena caduto Tarquinio il Superbo, Porsenna, re di Chiusi, marciò su Roma e pose l'assedio alla città. Gli atti di eroismo di Muzio Scevola e di Clelia dovettero impressionare il re, ma non furono certamente decisivi. Probabilmente la guerra terminò con il raggiungimento di un accordo per il transito delle merci etrusche verso il Meridione.

Alleanza tra Cartaginesi ed Etruschi

Intorno al 550 gli Etruschi e i Cartaginesi, interessati al controllo delle rotte del Mediterraneo Occidentale e preoccupati dall'espansione greca, si allearono militarmente e commercialmente.

Battaglia di Alalia in Corsica

Verso il 540-535 avvenne la battaglia di Alalia, sulla costa orientale della Corsica. Si affrontarono la flotta focese e quella cartaginese-etrusca. Erodoto non è chiaro sull'esito della battaglia, ma i Greci abbandonarono la Corsica. I vinti furono portati a Caere e lapidati. Colpiti da una epidemia, per espiare il feroce comportamento gli Etruschi si recarono a Delfi con offerte per Apollo. Caere e Spina furono le sole due città etrusche ad essere autorizzate ad avere un "tesoro", ossia un tempietto, a Delfi.

Gli Etruschi sul luogo di Alalia fondarono Meane, nome della dea etrusca della vittoria. I Focesi partirono per l'Italia meridionale dove fondarono Elea, la latina Velia. I Focesi convinsero gli abitanti di Cuma a fondare un porto sulla costa per sostenere il commercio greco. Nacque così Dicearchia (Pozzuoli).

Etruschi alle Lipari

Verso il 493-492 gli Etruschi arrivarono allo stretto di Messina e attaccarono le isole Lipari.

I Greci nuova potenza militare

Nel 480 Gelone di Siracusa sconfisse i Cartaginesi nella battaglia di Imera in Sicilia.

Nello stesso anno i Persiani furono sconfitti da Temistocle nella battaglia navale di Salamina.

Etruschi e Siracusani

Gli Etruschi della Campania decisero di attaccare Cuma. I Cumani chiamarono in aiuto i Siracusani, recenti vincitori dei Cartaginesi. Allora i Campani chiesero l'intervento della flotta etrusca.

Nel 474 Ierone, fratello del Gelone vincitore dei Cartaginesi, sconfisse la flotta etrusca nelle acque di Cuma.

Ormai i territori campani, bloccati dai Romani via terra, erano anche preclusi via mare dai Greci.

Nel 454 una spedizione siracusana fallì in quanto l'ammiraglio Faillo si fece corrompere dagli Etruschi.

Nel 453 una flotta siracusana, guidata dall'ammiraglio Apelle, attaccò la Corsica e l'Elba. Scopo della missione era impadronirsi delle miniere e distruggere la marina mercantile etrusca. Gli Etruschi non riuscirono a respingere i Siracusani che si ritirarono dopo aver messo a ferro e fuoco Populonia, Vetulonia e Tarquinia.

Nel 414-413, durante la guerra tra Atene e Siracusa, gli Etruschi fornirono aiuti navali ad Atene, che tuttavia venne sconfitta.

Etruschi e Sanniti

Gli Etruschi della Campania per combattere i Greci assoldarono delle popolazioni dell'interno: i Sanniti. I mercenari si installarono nelle città e chiamarono i loro parenti a raggiungerli. Ben presto gli immigrati presero il sopravvento.

Nel 430 Capua, capitale della Lega Etrusca, cadde in mano ai Sanniti. Ma anche Cuma seguì la stessa sorte. Si salvò Napoli validamente difesa dalla flotta siracusana. Anche Ischia e Capri rimasero in mano ai Greci.

La Campania etrusca scomparve.

Roma e Veio

Caduta la monarchia filoetrusca, la rivalità tra Roma e Veio si accese per il controllo del Tevere e delle saline alla sua foce.

Veio era a 20 chilometri da Roma sulla sponda destra del Tevere.

Roma, sulla sponda sinistra, controllava il ponte sul Tevere e la strada per il sud. Inoltre aveva una fonte enorme di ricchezza: le saline.

Nel 485 iniziarono le ostilità.

Nel 477 i Fabii, che conducevano la guerra contro Veio con mezzi privati, furono massacrati dai Veienti sul fiume Crèmera. Sull'onda della vittoria i Veienti presero il Gianicolo e cercarono di entrare in Roma, ma furono respinti anche per l'arrivo di rinforzi da Tuscolo.

Nel 474 venne firmata una pace quarantennale. Veio rinunciò a Fidene, sulla riva sinistra del Tevere, a circa 10 chilometri dal Campidoglio. Da Fidene passava la via per il sud alternativa a quella romana.

Nel 445 iniziarono nuovi scontri.

Nel 438 il re di Veio Larth Tolumnio tentò di riprendere Fidene. Ma il console Aulo Cornelio Cosso uccise in duello Larth Tolumnio.

Nel 439 continuò la guerra. Erano consoli M. Cornelio Maluginense e L. Papirio Crasso. Veio e Falerii, che era intervenuta nella guerra come alleata dei Veienti e dei Fidenati, mandarono ambasciatori in tutta l'Etruria per chiedere soccorso. Ma la Lega Etrusca decise di non intraprendere azioni contro Roma.

La guerra si concluse nel 425 con la conquista di Fidene da parte dei Romani.

Nel 408 la guerra riprese. Veio venne aiutata da Capena (a 40 Km da Roma), Falerii (a 55 Km da Roma) e Tarquinia (a 90 Km da Roma). La Lega Etrusca si rifiutò ancora una volta di intervenire.

Nel 396, dopo dieci anni di assedio, i Romani, guidati da Furio Camillo, conquistarono Veio.

Nel 394 Falerii e Capena chiesero la pace.

I Celti nella Padania etrusca

Verso il 400 i Celti superarono le Alpi, abbandonando il loro stanziamento nella Germania meridionale ed entrarono nella pianura padana. I primi ad arrivare furono gli Insubri.

Nel 396 Melpo (odierna Melzo nei pressi di Milano) venne conquistata dai Galli.

Poi i Celti valicarono l'Appennino.

Prima discesa dei Celti in Etruria e a Roma

Nessun esercito venne schierato a difesa dell'Etruria.

I Celti, guidati da Brenno, arrivarono in Val di Chiana, raggiunsero il Trasimeno e strinsero d'assedio Chiusi.

Gli Etruschi chiesero aiuto a Roma, che, invece di un esercito, mandò degli ambasciatori per risolvere pacificamente la questione. Le trattative fallirono.

I Celti volevano le terre degli Etruschi in forza del diritto di conquista. Di fronte al rifiuto di Etruschi e Romani di accettare un tale sopruso, si venne alle armi. Anche gli ambasciatori romani presero parte allo scontro. Quinto Fabio uccise un comandante dei Celti. Allora Brenno decise di rivolgersi contro Roma, tolse l'assedio a Chiusi e partì immediatamente per il sud.

I Romani erano totalmente impreparati. Il 18 luglio 390 sul fiume Allia, sulla via Salaria, avvenne la battaglia. Fu una catastrofe per l'esercito romano improvvisato.

I Celti entrarono in città ma non riuscirono a prendere il Campidoglio.

Poi Furio Camillo liberò Roma e Brenno, il capo dei Celti, riprese la via del nord.

Durante l'invasione gallica le vestali fuggirono a Caere, alleata di Roma, con i vasi sacri.

Sutri e Nepi

Nel 387 Furio Camillo conquistò Sutri e Nepi.

Nel 387 l'esercito romano entrò nel territorio di Tarquinia. Vennero prese le rocche di Cortuosa, vicina alle sorgenti del Mignone, e Contenebrae. In mano etrusca rimase solo la rocca di Luni sulla strada per Tarquinia. Allora vennero chiamati in aiuto Falerii, Sutri e Nepi. Inoltre si concordò un'alleanza con i Volsci, che risiedevano a sud di Roma.

I Romani sono attaccati dai Volsci, ma Furio Camillo riesce a vincerli. A Nepi il colpo di mano di infiltrati etruschi ha successo, ma Nepi resiste. A marce forzate arriva Furio Camillo che libera Nepi dall'assedio e riconquista Sutri.

Nel 383 vennero stabilite colonie romane a Sutri e a Nepi per controllare l'accesso all'Etruria. Dalle due fortezze i Romani dominavano ad ovest la via del mare, verso Tarquinia, per la valle del Mignone, ad est la via per Falerii, che a sua volta controllava il corso superiore del Tevere, e a nord il passaggio sui Monti Cimini, al di là dei quali si estendeva il cuore dell'Etruria.

I Siracusani a Caere e in Corsica

Secondo i Siracusani gli Etruschi praticavano la pirateria ed erano un pericolo per la navigazione commerciale.

Nel 384 Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, decide una spedizione contro l'Etruria. Viene attaccata Caere ed i suoi porti Alsium, Punicum e Pyrgi. Poi si rivolge verso la Corsica da cui scaccia tutti gli Etruschi.

E' un colpo drammatico per l'economia di Caere che non si riprenderà.

Seconda discesa dei Celti in Etruria e a Roma

I Celti ripresero la strada dell'Etruria una seconda volta. Non vennero fermati e arrivarono in prossimità di Roma.

Nel 367 la battaglia avvenne nella zona dei Colli Albani. Questa volta grande fu la strage dei Celti che si salvarono a stento fuggendo verso la Puglia.

Tarquinia e Roma

Avendo i Tarquinati preso a saccheggiare l'agro romano nelle zone di confine dell'Etruria, Roma scese in guerra. Tarquinia si alleò con i Falisci.

307 prigionieri romani vennero massacrati sulla piazza del mercato di Tarquinia.

Caere concesse il passaggio alle truppe tarquinate e falisce, che conquistarono le saline alla foce del Tevere. Ma il dittatore Caio Marcio Rutilio intercettò i nemici e fece ottomila prigionieri.

Nel 354 il console Caio Sulpicio Patico entrò nel territorio di Tarquinia per sequestrare come risarcimento di guerra il bestiame ed i raccolti.

Le rappresaglie vennero fatte anche nel territorio dei Falisci, dove durarono fino al 352 quando venne conclusa la pace.

Nel 351 venne conclusa una pace quarantennale anche con Tarquinia.

Caere, antica alleata di Roma, venne punita per il tradimento. Cessò praticamente di esistere come stato autonomo.

Fine della Padania etrusca

A metà del IV secolo gli Etruschi avevano ormai perso la Campania (passata ai Sanniti), la Corsica (passata ai Greci), e ampie zone dell'Etruria meridionale (passate ai Romani).

In Padania i Celti continuavano ad avanzare. Felsina, capitale della Lega padana, aveva ceduto. Nel 350 anche Misa sul Reno venne abbandonata.

Gli Insubri occupavano Milano, i Cenomani erano a Brescia e a Verona. I Boi, da cui prese poi il nome Bologna, ed i Senoni avevano passato il Po ed erano arrivati all'Adriatico.

La Padania etrusca scomparve, ma non del tutto.

Secondo Plinio, Mantova, la città di Virgilio, mantenne un carattere etrusco anche in età imperiale. E probabilmente anche la zona di Spina e di Adria rimase parzialmente etrusca.

Coloro che erano fuggiti lungo l'Adriatico si diedero alla pirateria. Nel 325 Atene emise un editto contro la pirateria etrusca. Secondo Arriano una ambasceria etrusca venne ricevuta da Alessandro Magno a Babilonia nel 323. Alesandro ordinò agli etruschi di interrompere la guerra di corsa nell'Adriatico.

Prima guerra etrusca contro Roma

Nel 312 gli Etruschi dopo decenni di tranquillità decisero di armarsi contro Roma, allora alle prese con i Sanniti. Una guerra su due fronti era pericolosissima per Roma.

Nel 311 iniziarono le ostilità. Sutri venne assediata. Il console Quinto Emilio Barbulo venne mandato in aiuto della città alleata. Si arrivò ad una guerra di posizione.

Nel 310 il censore Appio Claudio riorganizzò l'esercito romano.

Nel 309 le legioni, guidate dai consoli Quinto Fabio Rulliano e Caio Marcio Rutilio, batterono gli etruschi che si rifugiarono nella Selva Cimina. Vennero inseguiti da Marco Fabio Ceso, fratello del console Fabio.

La controffensiva etrusca si esaurì davanti a Sutri dove tra morti e prigionieri gli etruschi persero circa sessantamila uomini.

La Lega Etrusca si riunì nel tempio di Voltumna. Tutta l'Etruria fu in armi.

Nel 309 presso il lago Vadimone, nei pressi di Orte, si svolse un'altra battaglia. Le legioni furono guidate alla vittoria da Quinto Fabio Rulliano.

L'inseguimento degli sconfitti durò oltre cento chilometri fino a Perugia, che si arrese.

Nel 308 ci fu un ulteriore tentativo di resistenza. Il console Publio Decio entrò nel territorio di Tarquinia, che si arrese e cedette parte del suoi possedimenti.

Poi Publio Decio si rivolse contro Volsinii che dopo breve resistenza concluse un armistizio.

Arretium chiama Roma

Nel 302 scoppia una guerra civile ad Arezzo. La plebe si solleva per scacciare la potente famiglia dei Cilnii.

I Cilnii erano di stirpe reale. Dai Cilnii discenderà Mecenate, l'amico dell'imperatore Augusto.

I Cilnii chiamano in aiuto i Romani, con i quali Arezzo aveva stretto una pace trentennale.

Il dittatore Marco Valerio Massimo sconfisse le forze etrusche nei pressi di Roselle. Venne concluso un armistizio biennale.

Terza discesa dei Celti in Etruria

I Celti scesero per la terza volta in Etruria. Gli Etruschi pensarono di poterli utilizzare contro Roma. I Celti presero i soldi offerti dagli Etruschi, ma soddisfatti del bottino ricevuto senza combattere, se ne andarono a nord.

Seconda guerra etrusca contro Roma

Nel 298 giunse la notizia della ribellione dei Sanniti. Era di nuovo la guerra su due fronti. Lucio Cornelio Scipione si diresse in Etruria, Cneo Fulvio verso il Sannio.

I Romani vinsero il primo scontro nei pressi di Volterra, nella valle del Cecina. Poi si ritirarono a Falerii. Ai Romani giunse la notizia che gli Etruschi erano disponibili ad una pace separata. In realtà agli Etruschi serviva tempo per organizzare un nuovo esercito con tutti i loro alleati: Umbri, Sanniti e Galli.

Quando il Senato romano comprese la trappola in cui stava per cadere affidò il comando dell'esercito per l'Etruria a Publio Decio e Quinto Fabio Rulliano. Vennero messi in campo sessantamila uomini. Una riserva venne costituita a Falerii al comando di Cneo Fulvio e un'altra riserva fu messa alle porte di Roma al comando di Lucio Postumio Megello.

Gli alleati si riunirono in Umbria.

Decio e Fabio presero a risalire il corso del Tevere, un esercito per parte. Fulvio e Postumio puntarono su Chiusi. La manovra provocò la defezione di Etruschi ed Umbri che si spostarono a difesa del loro territorio.

Nell'estate del 295, nella valle del Sentino, sulle pendici orientali dell'Appennino, nei pressi di Sassoferrato, si svolse la battaglia contro i Sanniti, guidati da Egnazio, e i Galli. Il console Decio, quando la fanteria cominciò a ripiegare, spinse il suo cavallo in mezzo ai Celti e cadde. Il suo sacrificio diede forza alle sue truppe che riuscirono a travolgere i nemici.

I Galli fuggirono. I Sanniti ritornarono verso gli Abruzzi.

La vittoria venne completata da Cneo Fulvio che sconfisse gli uomini di Perugia e Chiusi.

Perugia si alleò con Volsinii e tentò ancora una volta di battere Roma. Fabio vinse nuovamente e quattromilacinquecento etruschi rimasero sul campo.

Nel 294 Roma mandò altri due eserciti a pacificare la regione. Lucio Postumio Metello vinse ancora Volsinii, poi si spostò verso Roselle, che venne espugnata.

Dopo la caduta di Roselle chiesero la pace Volsinii, Perugia ed Arezzo. Venne stabilita una pace quarantennale.

Terza guerra etrusca contro Roma

Nel 285 venne fatta una coalizione con la partecipazione di Etruschi, Umbri, Celti, Sanniti, Tarantini, Lucani e Bruzzi. Non tutti gli Etruschi parteciparono. Aderirono Volsinii, Vulci e Chiusi.

I volontari etruschi e i Celti si riuniriono sotto le mura di Arezzo per costringere la città a partecipare alla lega anti-romana.

Una legione inviata in aiuto di Arezzo, sotto il comando del console Lucio Cecilio Metello, venne sconfitta.

Roma inviò due nuove legioni ad Arezzo.

Il console Publio Cornelio Dolabella si inoltrò nel territorio dei Galli Senoni lungo l'Adriatico. Conquistò Sena (Senigallia) e vi stabilì una colonia romana. Ma la manovra romana non riuscì ad allontanare i Galli. Anzi intervennero in Etruria anche i Galli Boi.

Nel 282 un esercito di Galli ed Etruschi si scontrò con Publio Cornelio Dolabella al lago Vadimone, nei pressi di Orte. Come nel 309 Roma ebbe il sopravvento. I Galli Boi decisero addirittura di lasciare l'Italia per i Balcani. Arriveranno fino in Asia Minore ed una regione prenderà da loro il nome: la Galazia.

Pirro e gli Etruschi

Nel 282 un esercito greco guidato da Pirro sbarcava a Taranto in funzione anti-romana.

Nel 280 per evitare sorprese i Romani inviarono in Etruria un esercito guidato dal console Tiberio Coruncanio per controllare Volsinii e Vulci che caddero in mano ai legionari. Vulci perse la sua indipendenza e dovette cedere gran parte del territorio costiero.

L'esercito d'Etruria venne spostato sul fronte meridionale.

Probabilmente la mancata vittoria degli Etruschi impedì a Pirro di avanzare verso Roma da Preneste, dove era già arrivato.

La colonia di Cosa

Nel 273 nel territorio di Vulci viene creata la colonia di Cosa per sorvegliare la costa dagli attacchi dei Cartaginesi.

Volsinii

Ultima avversaria di Roma rimaneva Volsinii. Valerio Massimo la chiamava capitale dell'Etruria.

Nel 265 la plebe di Volsinii si ribellò al governo dei patrizi, che vennero scacciati dalla città.

La notizia della ribellione indusse Roma a intervenire per ristabilire l'ordine.

Il console Quinto Fabio Massimo sconfisse le truppe inviate a sbarrargli il passo ma morì nello scontro.

Il console Marco Fulvio Flacco pose l'assedio alla città, che cadde dopo una lunga resistenza. La città venne depredata e distrutta. Secondo Metrodoro di Scepsi i Romani si impadronirono di duemila statue.

Gli abitanti vennero trasferiti sulle rive del lago di Bolsena a Volsinium Novum, dove secondo Tacito nacque Seiano, ministro di Tiberio.

Il primo novembre del 264 il console Marco Fulvio Flacco celebrò il trionfo su Volsinii.

Prima guerra punica

Durante la prima guerra punica furono aumentate le difese costiere nella zona di Caere e di Vulci.

Nel 246 venne fondata la fortezza di Alsium, nelle vicinanze dell'odierna Palo.

Nel 245 venne costruita la piazzaforte di Fregene.

La rivolta di Falerii

Subito dopo la conclusione della guerra con i Cartaginesi, i Romani dovettero affrontare la ribellione di Falerii. Quattro legioni, al comando di Quinto Lutazio e Aulo Manlio Torquato conquistarono Falerii. Gli abitanti furono costretti a spostarsi a Falerii Novae, a circa sei chilometri dalla città originale. L'antica Falerii si trova sotto l'odierna Civita Castellana.

Pisa

Nel 238 venne iniziata la costruzione di un porto alla foce dell'Arno a Pisa.

Terza discesa dei Celti in Etruria

Nel 225 i Celti si rimettono in marcia attraverso gli Appennini. Cinquantamila fanti e ventimila cavalieri si riversano in Etruria. Aggirano Arezzo, validamente difesa da truppe romane, e si fermano nei pressi di Chiusi.

Il primo a giungere sul posto fu l'esercito del console Emilio Papo, proveniente dalla costa adriatica. I Celti attirarono Papo in una trappola dove persero la vita seimila uomini.

I Celti, lasciata Chiusi, girarono intorno al Monte Amiata, poi andarono verso il mare e presero a risalire verso nord.

Intanto il console Caio Attilio Regolo era sbarcato a Pisa e si dirigeva verso sud in direzione di Roma.

Con reciproca sorpresa, nella baia di Talamone, i due eserciti si incontrarono. Divampò la battaglia. Caio Attilio Regolo morì combattendo. La sorte arrideva ai Celti quando arrivò Emilio Papo. Quarantamila Celti perirono, tra questi il loro re Concolitano. Sedicimila furono fatti prigionieri.

L'enorme bottino che i Celti avevano raccolto con le loro razzie finì nell'erario di Roma.

Seconda guerra punica

Nel 218 iniziò la seconda guerra punica.

Annibale superò le Alpi e poi si apprestò a valicare gli Appennini. I Romani avevano schierato un esercito sull'Adriatico sotto la guida del console Gneo Servilio ed un altro ad Arezzo, al comando di Caio Flaminio.

Annibale aggirò Flaminio con una marcia di quattro giorni attraverso le paludi dell'Arno, che quell'anno aveva provocato una inondazione. Poi si diresse verso Perugia passando dalla Val di Chiana.

Mise a ferro e fuoco tutta la zona intorno al Trasimeno provocando il console ad intervenire.

Flaminio non volle aspettare l'esercito di Servilio e si pose all'inseguimento di Annibale, che fece scattare la trappola sulle rive del lago Trasimeno (21 giugno 217). Quindicimila romani uccisi, quindicimila prigionieri, diecimila dispersi.

La notizia provocò movimenti anti-romani nell'Etruria settentrionale.

Annibale continuò la marcia verso sud.

Nelll'inverno 213-212 Annibale arrivò a Taranto. Si ebbero fermenti in Etruria. I Romani inviarono due legioni per reprimere possibili sommosse.

La guerra costava e Roma chiedeva continuamente aiuti economici e militari agli alleati e alle colonie. Nel 209 dodici colonie, tra cui Sutri e Nepi, si rifiutarono di dare uomini e denaro.

Sempre nel 209 Caio Calpurnio Pisone, generale dell'esercito di Etruria, inviò a Roma la notizia di una possibile rivolta ad Arezzo. Intervenne il console Marco Claudio Marcello che riportò immediatamente l'ordine.

Nel 208 ci furono nuovamente sommovimenti ad Arezzo. Caio Ostilio Tubulo, comandante della zona di Arezzo, prese in ostaggio centoventi figli di senatori e li consegnò al propretore Caio Terenzio Varrone. La pace venne velocemente ristabilita, ma un sentimento anti-romano rimase abbastanza diffuso.

L'appaltatore Marco Pomponio di Pyrgi e il suo socio Lucio Pomponio di Veio, entrambi etruschi, frodarono lo Stato romano mediante finti naufragi. Anziché rifornire le legioni che combattevano oltremare incassavano ricchi premi di risarcimento per navi che non esistevano che nella loro fantasia. Al momento del processo i due truffatori, sostenuti da altri appaltatori, inscenarono tali movimenti di piazza che l'azione giudiziaria dovette essere sospesa. Lucio Pomponio riuscì a fuggire in Lucania presso i Cartaginesi.

Nel 207 Asdrubale, fratello di Annibale, giunse in Italia settentrionale. Volontari etruschi e umbri accorsero a combattere con il punico. Sul Metauro, a sud di Rimini, i Cartaginesi vennero sconfitti e Asdrubale morì in battaglia. In Etruria venne inviato il console Marco Livio per verificare chi aveva tradito. Vennero istituiti tribunali di guerra che durarono fino al 205.

Nel 205 gli Etruschi contribuirono all'approntamento della spedizione che Scipione l'Africano stava predisponendo per attaccare Cartagine. Caere fornì cereali e viveri di ogni specie. Populonia ferro e metalli. Tarquinia lino per le vele. Volterra resina e pece per le navi, oltre ai cereali. Perugia, Chiusi e Roselle legname da costruzione e cereali. Arezzo tremila scudi, tremila elmi, centomila lance corte e lunghe, cinquantamila giavellotti, asce, pale, uncini, conche e mortai per quaranta navi da guerra, centoventimila moggi di grano e il denaro per il vitto dei rematori e dei sottufficiali. Da questo elenco risulta che Arezzo era divenuta la capitale economica dell'Etruria.

Nell'estate del 205 Magone, fratello di Annibale, sbarcò a Genova con un nuovo esercito punico. Arruolatori di volontari e gruppi di infiltrati entrarono i Etruria. Il proconsole Marco Livio Salinatore dovette intervenire con le sue legioni.

Nel 206 il console Marco Cornelio dovette nuovamente riportare l'ordine in Etruria con tribunali militari.

Nel 203 i processi per tradimento continuarono.

Nel 202 Scipione sconfiggeva a Zama Annibale. La terribile seconda guerra punica aveva termine.

Nuove colonie romane

Nel 191 vengono dedotte due colonie romane a Pyrgi e a Castrum Novum, nel territorio di Caere.

Nel 187 il console Caio Flaminio fece costruire la strada da Arezzo a Bologna, su antichi percorsi etruschi.

Nel 183 viene fondata Saturnia, nel territorio di Vulci.

Nel 181 viene dedotta la colonia di Graviscae nel territorio di Tarquinia.

Cittadini di Roma

I nobili Etruschi avevano ottenuto la cittadinanza romana a titolo personale.

Nel 130 l'etrusco Marco Perpenna era diventato console.

Al tempo del bellum sociale (90-88 a.C.) tutti gli Etruschi ottennero la cittadinanza romana con la lex iulia de civitate danda e con la lex plautia papiria.

Mario e Silla in Etruria

Durante la guerra civile tra Mario e Silla, gli Etruschi si schierarono dalla parte di Mario.

Nell'87 Mario sbarca a Talamone e riesce a reclutare un esercito di seimila Etruschi con cui marcia su Roma. Mario muore nell'86.

Nella primavera dell'83 Silla sbarca a Brindisi. Sono consoli due mariani: Carbone e il figlio di Caio Mario. In Etruria viene mandato Quinto Sertorio per arruolare un nuovo esercito.

Nell'82 Silla entra in Roma. Poi si dirige verso l'Etruria. Un esercito viene inviato lungo la costa e si scontra con i volontari mariani tra i fiumi Ombrone e Albegna. I mariani sono sconfitti. Un'altra vittoria sillana avviene nella Val di Chiana.

I mariani si ritirano verso Chiusi. Il console Carbone ferma le schiere sillane in una battaglia dall'esito incerto. Poi giungono le notizie delle vittorie dei sillani su tutti i fronti. Carbone lascia l'Etruria per l'Africa. L'esercito mariano abbandonato a se stesso viene sconfitto da Pompeo.

Ma Populonia e Volterra resistono. Quattro legioni assediano Volterra. Silla non riesce a conquistare la città. Il comando viene passato a Caio Carbone, fratello del console fuggito in Africa, per proseguire l'assedio e prendere la città per fame. Solo nel 79 Volterra cederà.

Silla è ormai dittatore assoluto. L'Etruria deve scontare l'essersi schierata con Mario. Le nobili famiglie etrusche vengono punite. I loro beni sono sequestrati a favore degli ufficiali di Silla. Si cercano terre da distribuire ai 120.000 veterani sillani. Molti di loro si stabiliranno a Fiesole, Arezzo, Volterra e Chiusi. Tuttavia parte dell'aristocrazia etrusca manterrà i propri averi. Ad esempio i Cecinae di Volterra o i Cilnii di Arezzo.

Nel 78 Silla muore.

Cicerone

Fu per intervento di Cicerone che Arezzo poté riavere i terreni confiscati e riottenere la cittadinanza romana.

Catilina

I veterani non seppero sempre adattarsi a fare i contadini. Quando Catilina organizzò la sua congiura riuscì a portare dalla sua parte sia i veterani scontenti sia gli Etruschi a cui erano state confiscate le terre nella zona di Arezzo e di Fiesole. Nel 62 Catilina morì combattendo nei pressi di Pistoia.

Giulio Cesare

Nel 59 Giulio Cesare distribuì ai cittadini poveri terre in Etruria. La sua legge agraria venne osteggiata dai latifondisti, ma il Senato l'approvò. Vennero ripopolate Veio e Capena. Nuove colonie vennero costituite nei pressi di Arezzo e di Fiesole. Anche i contadini etruschi poterono ricevere campi insieme ai veterani di Cesare.

La popolazione etrusca era a favore di Cesare.

L'incontro del 56 tra Cesare, Pompeo e Crasso per l'organizzazione del primo triumvirato venne organizzato a Lucca.

Nel 49 Giulio Cesare mandò in Etruria sette coorti al comando di Marco Antonio perché gli proteggesero l'avanzata verso Roma al passaggio del Rubicone.

Cesare aveva tra i suoi consiglieri l'aruspice Spurinna, che lo invitò a guardarsi dalle Idi di marzo del 44.

La guerra di Perugia

Dopo la morte di Cesare scoppiò la guerra civile. Il console Lucio Antonio, fratello di Marco Antonio, si oppose ad Ottaviano. Lucio Antonio dovette abbandonare Roma. Si rifugiò in Etruria a Perugia. Ottaviano pose l'assedio.

Nel 40 la città si arrese per fame. Il senato perugino e molti notabili vennero uccisi. Le esecuzioni vennero fatte secondo le tradizioni dell'aristocrazia etrusca sull'altare di una divinità. Ma ora l'altare era quello di Giulio Cesare divinizzato da Augusto.

I veterani di Ottaviano otterranno terreni confiscati a Perugia.

 

Augusto

Al termine delle guerre civili la geografia dell'Etruria sarà completamente cambiata. Accanto agli antichi abitanti dell'Etruria si trovano ora i veterani che a partire da Silla ogni generale ha cercato di ricompensare con terre sottratte all'aristocrazia ribelle.

Ad Arezzo si distingueranno per qualche tempo i vecchi abitanti etruschi (Arretini veteres), i coloni sillani (Arretini fidentiores) e i veterani dedotti da Cesare (Arretini iulienses). Ma con Augusto le tre comunità si fusero completamente.

Augusto ricostruì Perugia con grande splendore. La città prese il nome di Augusta Perusia.

Anche Arezzo crebbe economicamente sotto Augusto.

Augusto rifondò Veio e ricostituì la Lega Etrusca al Fanum Voltumnae, l'antico santuario. Vennero anche celebrati nuovamente i giochi panetruschi. Vennero nominati praetores e aediles Etruriae.

Augusto affidò l'educazione dei suoi figli adottivi Gaio e Lucio Cesare al migliore etruscologo dei suoi tempi, Verrio Flacco.

L'etrusco Mecenate fu uno degli uomini più fidati dell'imperatore Augusto.

Quando Augusto riorganizzò l'Italia in regioni l'Etruria divenne la Regio VII. A nord il confine con i Liguri venne stabilito al fiume Magra. A sud il confine fu il Tevere. Ad est la riva sinistra del Tevere venne assegnata agli Umbri.

L'unificazione augustea superò i vecchi confini municipali che non avevano più ragione di esistere che dal punto di vista amministrativo. Per la prima volta nella storia era stata fatta l'unità d'Italia.

Etruschi nell'Impero Romano

Nel I secolo d.C. la fusione tra Romani ed Etruschi giunse a compimento.

Le città etrusche entreranno nel Senato di Roma. Volterra, Perugia, Tuscania, Ferento e Tarquinia avranno i loro rappresentanti di antico lignaggio etrusco. Arezzo e Volsinii avranno senatori di origine etrusca, latina o umbra. Roselle e Chiusi avranno solo senatori discendenti dai veterani.

Arezzo diviene il centro della produzione ceramica per tutto l'Impero. I Tuscia ergastula diverranno un esempio per la produzione industriale.

L'imperatore Claudio scrisse Tyrrenikà, una storia dell'Etruria in 20 libri. Purtroppo l'opera non è stata tramandata.

Nella Tavola Claudiana di Lione viene riportato un discorso dell'imperatore in Senato. Claudio sosteneva che era nella tradizione di Roma assimilare ed integrare gli stranieri. Occorreva comportarsi con i Galli esattamente come era stato fatto in passato con gli Etruschi ed i Sabini.

Nel I secolo d.C. al trono salirà un imperatore Salvio Othone, originario di Ferento, città di fondazione tarquiniense.

Nel III secolo d.C. imperatore sarà Treboniano Gallo della potente famiglia dei Vibii Galli di Perugia.

Nel IV secolo d.C., al tempo di Costantino, venivano ancora celebrati sulle rive del lago di Bolsena i giochi panetruschi del Fanum Voltumnae.

Nel VI secolo d.C. i testi aruspicini saranno epitomati da Giovanni Lido a Costantinopoli.

 


 

Riferimenti a pagine di Maat:

Calendario romano

Roma nel periodo monarchico

Servio Tullio

Cartagine

Scipione l'Africano

Catone

Gracchi

Cesare

 


 

Riferimenti bibliografici:

 

Antichità classica
Garzanti

Coarelli F.

Le città etrusche
Mondadori

Heurgon J.

Vita quotidiana degli Etruschi
Mondadori

Heurgon J.

Il Mediterraneo occidentale dalla preistoria a Roma arcaica
Laterza

Keller W.

La civiltà etrusca
Garzanti

Macnamara E.

Gli Etruschi
L.M. Edizioni

Mommsen T.

Storia di Roma antica
Sansoni

Pallottino M.

Storia della prima Italia
Rusconi

Potter T. W.

Storia del paesaggio dell'Etruria meridionale
La Nuova Italia Scientifica

Staccioli R. A.

Gli Etruschi - Mito e realtà
Newton Compton

Thuillier J.-P.

Gli Etruschi
Electa-Gallimard

Tito Livio

Storia di Roma dalla sua fondazione
Rizzoli

Torelli M.

Storia degli Etruschi
Laterza

 

 

 
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