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VERSIONE INGLESE |
LA MORTE DELL'IMPERATORE GIULIANO
Giuliano fu l'ultimo imperatore pagano. Morì durante la campagna contro i Persiani. Una lancia lo colpì mentre combatteva senza corazza. Non si seppe mai chi fu a lanciare il ferro mortale. Sicuramente non furono i Persiani, che non rivendicarono mai la sua morte. Il successore di Giuliano fu un cristiano.
Località: Impero Romano
Epoca: 332-363 d.C.
La morte dell'imperatore Giuliano
L'imperatore Giuliano, profondamente filosofo e profondamente religioso, morì come Socrate discutendo con i suoi amici della immortalità dell'anima.
| AMMIANI MARCELLINI HISTORIAE EXCERPTA
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XXV,3,15
Quae
dum ita aguntur, Iulianus in tabernaculo iacens, circumstantes allocutus
est demissos et tristes: |
Mentre
venivano fatte queste cose, Giuliano, che giaceva sotto la tenda, disse
a coloro che, avviliti e tristi, lo circondavano: |
"Advenit,
o socii, nunc abeundi tempus e vita impendio tempestivum, quam reposcenti
naturae, |
"Adesso
giunge, o compagni, il tempo più adatto per allontanarsi dalla
vita, che è reclamata dalla natura. |
ut
debitus bonae fidei redditurus, exulto, |
Esulto,
come colui che sta per restituire un debito in buona fede. |
non
(ut quidam opinantur) afflictus et maerens, |
Non
sono afflitto e addolorato (come alcuni pensano). |
philosophorum
sententia generali perductus, quantum corpore sit beatior animus, |
Sono
guidato dalla opinione generale dei filosofi che l'anima sia più
felice del corpo. |
et
contemplans, quotiens condicio melior a deteriore secernitur, laetandum
esse potius quam dolendum; |
E
osservo che, ogni volta che una condizione migliore sia separata da una
peggiore, occorre rallegrarsi piuttosto che dolersi. |
illud
quoque advertens, quod etiam dii caelestes quibusdam piissimis mortem
tamquam summum praemium persolverunt. |
Noto
anche che gli dei celesti donarono ad alcuni molto religiosi la morte
come sommo premio. |
| XXV,3,16 Munus autem id mihi delatum optime scio, ne difficultatibus subcumberem arduis, neve me proiciam umquam, aut prosternam, |
Ma so bene che quel compito mi è stato affidato non per soccombere nelle ardue difficoltà, né per avvilirmi, né per umiliarmi. |
expertus
quod dolores omnes ut insultant ignavis, ita persistentibus cedunt. |
Ho
imparato a conoscere per esperienza che tutti i dolori colpiscono chi
è senza energia, ma cedono di fronte a coloro che persistono. |
| XXV,3,17 Nec me gestorum paenitet aut gravis flagitii recordatio stringit, |
Non ho da pentirmi di quanto ho fatto, né mi tormenta il ricordo di qualche grave delitto. |
vel
cum in umbram et angustias amendarer, vel post principatum susceptum,
animum tamquam a cognatione caelitum defluentem, immaculatum (ut existimo)
conservavi |
Sia
nel periodo in cui ero relegato in ombra e in povertà, sia dopo
aver assunto il principato, ho conservato immacolata (o almeno così
penso) la mia anima, che discende dagli dei celesti per parentela. |
et
civilia moderatius, regens, et examinatis rationibus, bella inferens et
repellens, |
Ho
gestito con moderazione gli affari civili e, con motivate ragioni, ho
fatto e allontanato la guerra. |
tametsi
prosperitas simul utilitasque consultorum non ubique concordent, quoniam
coeptorum eventus superae sibi vindicant potestates. |
Tuttavia
il successo e l'utilità delle decisioni non sempre concordano,
poiché gli dei superni rivendicano a sé i risultati delle
azioni. |
| XXV,3,18 Reputans autem iusti esse finem imperii, oboedentium commodum et salutem, |
Reputo che scopo di un giusto impero siano il benessere e la sicurezza dei sudditi. |
ad
tranquilliora semper ut nostis propensior fui, |
Fui
sempre propenso, come sapete, alla pace. |
licentiam
omnem actibus mei exterminans, rerum corruptricem et morum, |
Ho
allontanato dalle mie azioni ogni arbitrio, corruttore degli atti e dei
costumi. |
gaudensque
abeo, sciens quod ubicumque me velut imperiosa parens consideratis periculis
obiecit res publica, steti fundatus, turbines calcare fortuitorum assuefactus. |
Me
ne vado felice, sapendo che ogniqualvolta la repubblica, come imperioso
genitore, mi ha esposto a pericoli prestabiliti, sono rimasto fermo, abituato
a dominare i turbini degli eventi fortuiti. |
XXV,3,19
Nec fateri pudebit, interiturum me ferro, dudum didici fide fatidica praecinente.
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Non
sarà vergognoso riconoscere che da lungo tempo ho appreso da una
predizione profetica che sarei morto mediante un ferro. |
Ideoque
sempiternum veneror numen, quod non clandestinis insidis, nec longa morborum
asperitate, vel damnatorum fine decedo, sed in medio cursu florentium
gloriarum, hunc merui clarum ex mundo digressum.
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Perciò
venero il sempiterno nume, perché non muoio per clandestine insidie,
o tra i dolori delle malattie, né subisco la fine dei condannati,
ma in mezzo a splendide glorie, ho meritato una illustre dipartita dal
mondo. |
Aequo
enim iudicio iuxta timidus est et ignavus, qui cum non oportet, mori desiderat,
et qui refugiat cum sit opportunum. |
E'
giudicato pusillanime ed ignavo colui che desidera morire quando non è
il momento opportuno e colui che tenta di sfuggire alla morte quando è
il momento giusto. |
XXV,3,20
Hactenus loqui, vigore virium labente sufficiet.
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Il
parlare è stato sufficiente, ora il vigore delle forze mi sta abbandonando. |
Super
imperatore vero creando, caute reticeo, ne per imprudentiam dignum prateream,
aut nominatum quem habilem reor, anteposito forsitan alio, ad discrimen
ultimum trudam. |
Per
quanto concerne la nomina del nuovo imperatore, ho deciso cautamente di
non pronunciarmi. Non voglio omettere per imprudenza qualcuno degno. Né
voglio sottoporre a pericolo di vita qualcuno che ritengo adatto ad essere
nominato, qualora un altro gli venisse preferito. |
Ut
alumnus autem rei publicae frugi, opto bonum post me reperiri rectorem". |
Ma
come un bravo figlio della repubblica, desidero che si trovi dopo di me
un buon imperatore." |
...XXV,3,23
Quibus
ideo iam silentibus, ipse cum Maximo et Prisco philosophis super animorum
sublimitate perplexius disputans, hiante latius suffossi lateris vulnere,
et spiritum tumore cohibente venarum, epota gelida aqua quam petiit, medio
noctis horrore, vita facilius est absolutus, anno aetatis altero et tricesimo...
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...Essi
tacquero, ed egli discusse approfonditamente con i filosofi Massimo e
Prisco sulla sublimità delle anime. La ferita al fianco, dove era
stato trafitto, si allargò. Il gonfiore delle vene gli impedì
di respirare. Bevve dell'acqua gelida che aveva chiesto. In mezzo al terrore
religioso della notte, venne sciolto senza difficoltà dalla vita.
Aveva 32 anni. |
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