Maat - Conoscere la storia per creare il futuro -To know the history to create the future

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LA PALESTINA DI GESÙ

 

Testimonium Flavianum

Verso lo stesso tempo visse Gesù, uomo saggio, se pure lo si può chiamare uomo.
Poiché egli compì opere sorprendenti e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità.
Egli conquistò molti giudei e molti greci.
Egli era il Cristo.
E quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce.

Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui.
Nel terzo giorno apparve loro nuovamente vivo.
I profeti di Dio avevano profetato questo e mille altre cose meravigliose su di lui.
E fino ad oggi non è venuto meno il gruppo di coloro che da lui sono detti Cristiani.

Γίνεται δὲ κατὰ τοῦτον τὸν χρόνον Ἰησοῦς σοφὸς ἀνήρ, εἴγε ἄνδρα αὐτὸν λέγειν χρή·
ἦν γὰρ παραδόξων ἔργων ποιητής, διδάσκαλος ἀνθρώπων τῶν ἡδονῇ τἀληθῆ δεχομένων,
καὶ πολλοὺς μὲν Ἰουδαίους, πολλοὺς δὲ καὶ τοῦ Ἑλληνικοῦ ἐπηγάγετο·
ὁ χριστὸς οὗτος ἦν.
Καὶ αὐτὸν ἐνδείξει τῶν πρώτων ἀνδρῶν παρ' ἡμῖν σταυρῷ ἐπιτετιμηκότος Πιλάτου οὐκ ἐπαύσαντο οἱ τὸ πρῶτον ἀγαπήσαντες·
ἐφάνη γὰρ αὐτοῖς τρίτην ἔχων ἡμέραν πάλιν ζῶν τῶν θείων προφητῶν ταῦτά τε καὶ ἄλλα μυρία περὶ αὐτοῦ θαυμάσια εἰρηκότων.
Εἰς ἔτι τε νῦν τῶν Χριστιανῶν ἀπὸ τοῦδε ὠνομασμένον οὐκ ἐπέλιπε τὸ φῦλον.

(Giuseppe Flavio, storico ebreo del I secolo d.C., Antichità giudaiche, XVIII, 63-64)

 

Località: Palestina

Epoca: 4 a.C.-30 d.C.

 


 

Indice

Ambiente

Situazione politica

Cultura e religione

L'infanzia e la giovinezza di Gesù

L'inizio della attività pubblica di Gesù

L'attività di Gesù in Giudea

La settimana di Passione

 

 

 


Ambiente

Palestina fisica

 

Estensione

La Palestina è una terra compresa approssimativamente tra il Mar Mediterraneo ad ovest, il Lago di Tiberiade, il fiume Giordano ed il Mar Morto ad est, il deserto del Negev a sud ed il monte Hermon a nord.

La superficie tra il Giordano e il Mediterraneo è di circa 15.000 chilometri quadrati. Quella oltre il Giordano è di circa 10.000 chilometri quadrati. La Palestina è pertanto grande quanto una regione italiana come la Sicilia (25.710) o il Piemonte (25.399).

Tra il Lago di Tiberiade, detto anche Mare di Galilea o Lago di Genezareth, ed il Mar Mediterraneo ci sono circa 40 chilometri.

Tra il Mar Morto ed il Mar Mediterraneo ci sono mediamente 80 chilometri.

Il corso del Giordano tra il Lago di Tiberiade ed il Mar Morto in linea d'aria è di circa 110 chilometri.

Sempre in linea d'aria tra Nazareth e Gerusalemme ci sono 90 chilometri, che su strada diventano approssimativamente 120.

Tiberiade dista da Nazareth circa 25 chilometri.

Betlemme è a meno di 10 chilometri da Gerusalemme.

Il tratto di costa tra Gaza e Cesarea è lungo poco più di 125 chilometri.

 

Clima

La Palestina ha un clima mediterraneo caratterizzato da estati lunghe, calde e secche, e da inverni corti, freddi e piovosi. Gennaio è il mese più freddo con temperature tra i 5°C e i 10°C. Agosto è il mese più caldo con temperature tra i 18°C e i 38°C.

Il 70% della pioggia cade tra novembre e marzo. Il periodo più secco è tra giugno ed agosto. Nell'estremo sud la pioggia è mediamente inferiore ai 100 mm su base annua; nel nord la media si aggira sui 1.100 mm.

A gennaio e febbraio può anche nevicare sulle alture ed anche nella zona di Gerusalemme.

 

Agricoltura

La Palestina non possedeva fiumi utili per l'irrigazione. Pertanto l'agricoltura dipendeva essenzialmente dalle precipitazioni atmosferiche. Solo un terzo del paese era coltivabile.

Le produzioni più diffuse erano l'olivo, la vite, i fichi, i datteri, il miele e il grano.

 

Fiume Giordano

Giordano all'uscita dal Lago di Tiberiade

Il fiume Giordano nasce dal Monte Hermon, entra nel Lago di Tiberiade e si getta nel Mar Morto attraversando una profonda depressione del terreno. All'altezza dell'antico lago Hule è al livello del mare, quando entra nel Lago di Tiberiade è a meno 209 metri e al momento di entrare nel Mar Morto è a meno 398 metri.

Il suo corso è lungo 360 chilometri, ma la distanza in linea d'aria è inferiore ai 200 chilometri.

All'uscita dal Lago di Tiberiade ha una larghezza di 20 metri che a 10 chilometri dal Mar Morto diventano 75. La profondità è di circa tre metri all'inizio, ma diminuisce avvicinandosi al Mar Morto.

Giordano in Giudea

 

Lago di Tiberiade o di Genezareth o Mar di Galilea

Il lago ha una lunghezza da nord a sud di 23 chilometri. La massima ampiezza si ha a nord con 13 chilometri. La profondità massima è di 48 metri. La superficie complessiva è di 166 chilometri quadrati. Si trova a 209 metri sotto il livello del Mar Mediterraneo.

Il lago era ricco di pesce e costituiva il centro di una intensa attività di imprese dedite alla pesca, di piccole cooperative e di pescatori autonomi. Intorno al lago esistevano almeno nove località abitate.

Intorno al lago si sviluppava anche una fiorente attività agricola.

Il lago prende nome dalla città di Tiberiade, fondata nel 20 d.C., da Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, in onore dell'imperatore Tiberio. Tiberiade era sulla costa occidentale.

Sul lato orientale del lago Filippo, fratello di Erode Antipa, aveva cambiato nome alla città di Bethsaida chiamandola Giulia, in onore della figlia dell'imperatore Augusto.

Il lago costituiva il confine tra il territorio di Erode Antipa e quello di Filippo. La città costiera di Cafarnao, in Galilea, era il punto dove risiedeva la dogana dal lato di Erode Antipa.

 

 

Tiberiade

Mar Morto

Il Mar Morto è un lago che si trova in una depressione profonda 398 metri sotto il livello del Mare Mediterraneo. La sua lunghezza è di 76 chilometri e raggiunge la larghezza massima di 18 chilometri. La sua superficie supera i 1.000 chilometri quadrati.

ll clima è prevalentemente asciutto con 330 giorni all’anno di cielo sereno e con una media delle precipitazioni annue che non supera i 50 mm. La temperatura media da novembre ad aprile è compresa tra i 22°C e i 29°C; in primavera e autunno varia tra i 32°C e i 37°C; in estate raggiunge i 39°C gradi.

Il Mar Morto ha un alto tasso di salinità (365 g/l) ed è privo di pesci e di altre forme di vita.

 

Popolazione

Palestina

In Palestina vivevano popolazioni di diverse etnie e religioni. Probabilmente gli abitanti in totale erano circa due milioni.

Si stima che gli ebrei fossero tra un milione e un milione e mezzo, residenti principalmente in Giudea ed in Galilea.

In Samaria abitava una popolazione discendente in parte dagli ebrei che non erano stati deportati al momento della conquista assira (722 a.C.) e in parte da genti di diversa origine che erano state costrette dagli Assiri ad una immigrazione forzata. I samaritani erano fieri avversari dei giudei.

Nella Decapoli esistevano città con popolazione prevalentemente di origine greca o ellenizzata, come Scitopoli, Gadara, Gerasa, Pella.

Sulla costa del sud le principali città erano di origine filistea (Gaza, Ascalona e Azotus). Al nord erano ampiamente ellenizzate o addirittura erano state fondate per essere abitate da romani e greci, come Cesarea Marittima.

In Idumea abitava una popolazione vicina al mondo arabo, ma convertita forzatamente all'ebraismo circa un secolo prima della nascita di Gesù.

Si stima che gli ebrei viventi nella Diaspora, ossia fuori della Palestina, all'interno dell'Impero Romano o in altre regioni, fossero tra i cinque e i sei milioni. Una forte presenza era in Egitto, in Siria e in Mesopotamia. Nella sola città di Alessandria, in Egitto, vivevano almeno mezzo milione di ebrei.

 

Lingua

In Palestina e in Siria si parlava aramaico, ma era anche molto diffuso il greco, lingua che dai tempi di Alessandro Magno era diventata di uso comune in tutto il mondo ellenizzato.

Nelle colonie ebraiche della Diaspora si parlava principalmente il greco.

L'ebraico era utilizzato a scopo liturgico in Palestina. Nella Diaspora le Sacre Scritture erano state tradotte in greco (versione dei Settanta).

Il latino venne introdotto con l'amministrazione romana.

 

Gerusalemme

Si stima che Gerusalemme al tempo di Gesù avesse circa 120.000 abitanti.

 

Gerusalemme

 

Le prime tracce archeologiche della città di Gerusalemme risalgono al XVIII secolo a.C.

La città venne conquistata dagli ebrei al tempo di re David, che nella prima metà del secolo X a.C. la sottrasse all'antica popolazione dei Gebusei. Si stima che l'area della città fosse di 60.700 metri quadrati e potesse ospitare circa 2.000 persone. Salomone, che successe a David, intorno al 970 a.C., costruì il Tempio.

Nel 587 a.C. il babilonese Nabucodonosor sconfisse i giudei, conquistò la città e costrinse all'esilio gran parte dei suoi abitanti, che vennero accolti sulle rive dell'Eufrate a Babilonia. Il Tempio di Salomone venne distrutto.

Nel 539 a.C. il persiano Ciro, che aveva sconfitto i Babilonesi, permise ai giudei di rientrare a Gerusalemme. Il Tempio venne ricostruito.

Nel 331 a.C. Alessandro Magno, che aveva sconfitto i Persiani, inserì la città nel nuovo impero ellenico.

Fino al 198 a.C. Gerusalemme fu nell'orbita dell'Egitto, governato dalla dinastia dei Tolomei.

Dal 198 a.C. la città passò sotto il controllo della Siria, governata dalla dinastia dei Seleucidi.

Dal 165 a.C. Gerusalemme venne governata da una dinastia nazionale, gli Asmonei, che, con l'appoggio di Roma, avevano cacciato le truppe siriane.

Nel 63 a.C. il generale romano Pompeo intervenne a Gerusalemme per sedare una guerra civile tra i discendenti degli Asmonei.

Nel 37 a.C. Erode il Grande, con l'appoggio dei romani, sostituì gli ultimi Asmonei. Allargò la spianata del Tempio e ricostruì lo stesso Tempio con maggiore ricchezza e magnificenza.

Nel 4 a.C. Erode morì e il suo regno, con il consenso dei romani, venne diviso tra i suoi figli.

Nel 6 d.C. Archelao, che governava Giudea, Samaria e Idumea, venne deposto dai romani e il suo territorio diventò la provincia romana di Giudea. La capitale ebraica rimase Gerusalemme, mentre i romani posero la loro residenza a Cesarea Marittima.

 

Dintorni di Gerusalemme

 

 

 


Situazione politica

 

Il regno di Erode (37-4 a.C.)

Il regno di Erode, che comprendeva la Palestina ed altri territori, confinava a nord con la Siria, che era una provincia romana, ad est e a sud con il regno dei Nabatei, una popolazione di origine araba.

Petra era la capitale dei Nabatei ed Antiochia la capitale della Siria.

Il territorio governato da Erode comprendeva:

- Giudea e Galilea, abitate prevalentemente da popolazioni osservanti la religione ebraica;

- la Samaria, con capitale Sebaste, il nuovo nome che Erode aveva voluto dare alla città di Samaria in onore dell'imperatore Augusto; Sebaste significa in greco Augustea; a Sebaste venne costruito anche un tempio in onore dell'imperatore;

- l'Idumea, zona di confine meridionale con i Nabatei, conquistata e convertita all'ebraismo da circa un secolo;

- la Perea, ad est del Giordano; Perea significa il "territorio che è oltre";

- la Decapoli, ad est del Giordano, costituita essenzialmente da città ellenistiche;

- Iturea Gaulanitide, Traconitide e Auranitide a nord est del Lago di Tiberiade;

- la fascia costiera con le antiche città di origine filistea (Gaza, Ascalona e Azotus) ed altre città, tra cui Cesarea Marittima, fondata dallo stesso Erode nel 22 a.C. in onore dell'imperatore Augusto sul sito dell'antica Torre di Stratone. La città aveva un anfiteatro, templi dedicati alle divinità romane e un importante porto.

 

Divisione del regno di Erode (4 a.C.)

Alla morte di Erode (4 a.C.) intervenne l'imperatore Augusto, come era stato richiesto dal defunto. Sulla base del testamento dello stesso Erode, Augusto decise di dividere il regno nel seguente modo:

- ad Archelao: Giudea, Samaria ed Idumea; Archelao, figlio di Erode e della samaritana Malthake, regnerà fino al 6 d.C. quando, su richiesta dei giudei, verrà inviato in esilio in Gallia dall'imperatore Augusto;

- ad Erode Antipa: Galilea e Perea; Antipa, figlio di Erode e della samaritana Malthake, regnerà fino al 39 d.C. quando verrà inviato in esilio in Gallia dall'imperatore Caligola;

- a Filippo: Iturea, Gaulanitide, Batanea, Traconitide e Auranitide; Filippo, figlio di Erode e di Cleopatra di Gerusalemme, regnerà fino al 34 d.C., data della sua morte;

- a Salome, sorella di Erode, vennero date le città di Azotus, Jamnia e Fasaele; Salome inoltre ebbe il palazzo reale di Ascalona; morì nel 10 d.C. lasciando a Livia, moglie dell'imperatore Augusto, le sue proprietà;

- la città di Gaza venne incorporata nella provincia di Siria. E lo stesso accadde per le città greche della Decapoli.

Nessuno ebbe il titolo di re. Archelao ebbe il titolo di etnarca, che significa capo del popolo, Erode Antipa e Filippo quello di tetrarca, che significa capo di una parte.

 

Provincia romana di Giudea (6-41 d.C.)

Nel 6 d.C. l'imperatore romano Augusto, su richiesta dei giudei, rimosse Archelao e costituì la provincia romana di Giudea, comprendente Giudea, Samaria e Idumea. A capo dei territori acquisiti venne posto un prefetto che si insediò a Cesarea.

Le province romane erano di due tipi:

- senatorie, governate da proconsoli o propretori nominati dal senato romano. Queste province non erano solitamente presidiate da forze militari romane;

- imperiali, governate da legati nominati dall'imperatore. I legati appartenevano all'ordine equestre e non a quello senatorio. Queste province erano presidiate dalle legioni romane.

Esistevano anche province di dimensioni minori chiamate procuratorie, il cui governatore era nominato dall'imperatore. Queste province non erano presidiate da legioni, ma da forze militari locali ausiliarie.

La Siria era una provincia imperiale. La Giudea era una provincia procuratoria, sulla quale il legato di Siria esercitava una supervisione.

La Giudea ebbe limitate forze militari reclutate tra la popolazione non ebraica di Siria e di Giudea. Gli ebrei erano stati esentati dal servizio militare da Giulio Cesare, come premio in riconoscimento dell'aiuto da loro prestato durante la guerra alessandrina (47 a.C.) in cui Giulio Cesare rischiò di perdere la vita.

Le truppe a disposizione del prefetto consistevano in circa 3.000 uomini armati alla leggera, suddivisi in cinque coorti ed un'ala di cavalleria.

Le coorti (cohortes) erano costituite da fanti raggruppati in 6 o 10 centurie. Erano comandate da un prefetto di rango equestre, se quingenarie, o da un tribuno, se miliarie. Le centurie erano comandate da centurioni.

Le ali (alae) erano costituite da cavalieri raggruppati in 16 o 24 turme. Erano comandate da un prefetto di rango equestre, se quingenarie, o da un tribuno, se miliarie. Le turme erano comandate da decurioni.

Furono prefetti di Giudea, nominati dall'imperatore Augusto (27 a.C.-14 d.C.):

- Coponio (6-9 d.C.)

- Marco Ambibulo (6-12 d.C.)

- Annio Rufo (12-15 d.C.).

Furono prefetti di Giudea, nominati dall'imperatore Tiberio (14-37 d.C.):

- Valerio Grato (15-26 d.C.)

- Ponzio Pilato (26-36 d.C.)

- Marcello (36-41 d.C.).

 

Il sinedrio

Il sinedrio era il senato o consiglio degli anziani del popolo ebraico.

Era costituito da 70 membri ed era presieduto dal sommo sacerdote, capo spirituale della nazione giudaica.

Al tempo della dinastia asmonea le cariche di sommo sacerdote e di re erano riunite in un'unica persona che assommava quindi il potere politico e religioso.

Il re Erode non poteva diventare sommo sacerdote, non essendo di origine ebraica, e pertanto fu costretto a nominare il sommo sacerdote tra le famiglie di antica discendenza.

Quando alla dinastia erodiana successero i romani, questi decisero di continuare a nominare il sommo sacerdote all'interno di un piccolo numero di famiglie aristocratiche. La nomina spettava al prefetto romano.

Dal 6 al 15 d.C. fu sommo sacerdote Anna o Anania.

All'arrivo del prefetto Valerio Grato (15 d.C.) Anna venne deposto. Furono nominati sommi sacerdoti in rapida successione Ismaele, figlio Fabi, Eleazaro, figlio di Anna, Simone, figlio di Camitho. Con tutti costoro evidentemente il prefetto ebbe dei problemi.

Nel 18 d.C. venne nominato sommo sacerdote Giuseppe, figlio di Caifa, più noto come Caifa, che aveva sposato la figlia di Anna. Rimarrà in carica fino al 36 d.C., ossia fino al richiamo di Ponzio Pilato a Roma.

I componenti del sinedrio appartenevano a tre gruppi:

- le grandi famiglie sacerdotali

- l'aristocrazia laica

- gli scribi o dottori della Legge.

Il sinedrio era la massima autorità religiosa, civile e giudiziaria ebraica: il guardiano e il difensore della Legge e della tradizione.

Aveva una sua forza armata e di polizia. Poteva incarcerare, infliggere pene corporali e ammende ed escludere dalla comunità israelitica.

Non poteva pronunciare condanne a morte. Infatti solo il prefetto romano aveva lo ius gladii.

Sia in Palestina che nella Diaspora esistevano altri sinedri locali che si conformavano alla giurisprudenza del sinedrio di Gerusalemme.

I romani tesero a rafforzare il potere del sinedrio, che assicurava l'amministrazione autonoma della Palestina.

 

Scribi o dottori della Legge

Coloro che si occupavano dello studio della Legge erano chiamati scribi o dottori della Legge. Costoro andavano a scuola da qualche maestro e poi diventavano indipendenti. Istruivano gli ebrei nelle sinagoghe, spiegavano e commentavano le Sacre Scritture.

I sacerdoti avevano accentuato fortemente la loro missione rituale e liturgica, lasciando ai dottori della Legge il compito di definire la dottrina e le regole di comportamento. Il popolo riceveva dagli scribi l'insegnamento spirituale.

In maggioranza gli scribi erano laici, ma nulla escludeva che anche sacerdoti potessero svolgere questa professione.

Gli scribi si mantenevano facendo un lavoro, per lo più manuale.

In genere potevano intraprendere l'insegnamento intorno ai trenta o quaranta anni.

Venivano chiamati Rabbì.

 

Imposte

Il prefetto aveva il compito di organizzare le operazioni di riscossione delle imposte dovute al fisco romano in quanto la regione nel suo complesso era tenuta al pagamento di un tributo.

A tale scopo, appena il territorio venne trasformato in provincia romana si provvide ad effettuare un censimento di tutta la popolazione. Tale censimento venne fatto nel 6 d.C. dal governatore della Siria Publio Sulpicio Quirinio in collaborazione con il prefetto Coponio.

Le imposte potevano essere personali, fondiarie o di reddito. Inoltre c'erano da riscuotere anche altre entrate dovute a diritti doganali, di mercato, di affitto, di esercizio, ecc.

Per la riscossione l'amministrazione romana si avvaleva di appaltatori, che garantivano al fisco determinate entrate e poi si rifacevano sulla popolazione. Questi appaltatori erano chiamati pubblicani, ed ovviamente erano odiati dalla popolazione. Gli appaltatori avevano alle loro dipendenze gli esattori.

 


Cultura e religione

 

Monoteismo

Elemento caratteristico della religione ebraica era il monoteismo che si contrapponeva al politeismo delle altre popolazioni.

Si discute se si trattasse di un vero monoteismo o piuttosto, almeno nella fase iniziale della concezione della divinità, di una forma di enoteismo, ossia di Dio di un popolo.

 

Dio di Israele

Il contratto stabilito tra Dio ed Abramo, rinnovato da Mosé, era scritto nella Torah e nelle istituzioni nazionali ebraiche. Israele era il popolo eletto da Dio.

La Torah consiste nei primi cinque libri del Tanakh, la Bibbia ebraica: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. Questi libri sono conosciuti anche con il termine greco di Pentateuco.

 

Messia

Il termine Messia è la trascrizione del termine che in ebraico significa Unto, che in greco è stato tradotto Cristo. L'unzione sacra era l'elemento costitutivo della regalità.

Il Messia, l'Unto dal Signore, il re atteso dal popolo ebraico, doveva essere un discendente del re David. Il Messia doveva venire a restaurare il regno nazionale di David. Al concetto di Messia veniva anche collegato un rinnovamento della terra: un'era di pace e di benessere.

 

Il Tempio di Gerusalemme

Tempio

 

Gli ebrei avevano un solo Tempio, quello di Gerusalemme. A differenza delle altre religioni non ammettevano altri luoghi di culto. Un solo Dio, un solo Tempio. Vita religiosa e vita nazionale si concentravano in Gerusalemme, la città santa, e nel suo Tempio.

Ogni israelita, a partire dall'età di venti anni, era tenuto a pagare un tributo al Tempio. Questo tributo veniva raccolto sia in Palestina sia nella Diaspora.

Gli ebrei di Palestina dovevano recarsi a Gerusalemme tre volte l'anno: per Pasqua, per Pentecoste, cinquanta giorni dopo Pasqua, e per la festa dei Tabernacoli, che cadeva nel primo mese del calendario ebraico.

Gli ebrei della Diaspora dovevano recarsi a Gerusalemme almeno una volta nella loro vita ed offrire un sacrificio.

Giuseppe Flavio riferisce che per la Pasqua del 67 d.C. si recarono a Gerusalemme oltre due milioni e mezzo di persone.

Il Tempio di Salomone era stato distrutto dai Babilonesi.

Al ritorno dall'esilio il Tempio era stato ricostruito, ma non era assolutamente paragonabile per bellezza a quello di Salomone.

Nel 19 a.C. Erode iniziò a ricostruire il Tempio e nell'anno 9 a.C. lo inaugurò.

Le mura di cinta della spianata del Tempio avevano uno sviluppo di 1530 metri (300+470+280+480), il doppio dell'acropoli di Atene che aveva uno sviluppo di 720 metri (240+120+240+120).

La superficie della spianata poteva contenere cinque volte il Colosseo.

Nell'angolo nord-ovest, a partire dal 35 a.C., Erode aveva iniziato la costruzione di un palazzo-fortezza chiamato Antonia in onore di Marco Antonio, allora alleato del re.

La spianata era circondata da portici. Il portico sud era chiamato Portico Reale. Quello ad est era il Portico di Salomone.

Un'ampia zona era accessibile a tutti ed era chiamata cortile dei Gentili, ossia dei non-ebrei.

Le donne ebree potevano entrare fino al cortile loro riservato, poi potevano proseguire solo gli uomini.

Infine c'era il cortile dei sacerdoti con il Santo dei Santi, vuoto a causa della scomparsa dell'Arca dell'Alleanza al tempo della distruzione del primo Tempio.

 

Il culto e i sacrifici

Il culto era eseguito dai sacerdoti che appartenevano alla discendenza di Aronne, il fratello di Mosé.

I sacerdoti erano suddivisi in 24 classi che operavano seguendo turni settimanali.

Erano alcune migliaia e vivevano a spese del Tempio.

Il capo dei sacerdoti era il sommo sacerdote.

I leviti coadiuvavano i sacerdoti e svolgevano compiti di minore rilevanza.

Complessivamente il personale del Tempio ammontava a circa ventimila persone.

Per i soli sacrifici obbligatori ogni anno erano necessari:

- 1093 agnelli o capretti

- 113 tori

- 32 caproni

- grandi quantità di farina, vino e olio.

Secondo Giuseppe Flavio a Pasqua, nell'anno 65 d.C., vennero immolati 255.000 agnelli o capretti.

 

I sacrifici dell'imperatore romano

Ogni giorno nel Tempio venivano offerti al Dio Supremo un toro e due agnelli a spese di una fondazione imperiale promossa da Augusto.

Livia, la moglie di Augusto, aveva donato al Tempio molti oggetti di particolare valore.

 

I cambiavalute nel Tempio

Per effettuare i sacrifici a cui i devoti ebrei erano tenuti occorreva comprare degli animali: tori, agnelli, piccioni, ecc.

Molti degli ebrei provenivano da varie zone della Palestina o della Diaspora dove si utilizzavano monete diverse da quella locale. Pertanto sulla spianata del Tempio furono installati molti banchi di cambiavalute.

 

Il mercato del bestiame nel Tempio

Per i sacrifici si utilizzava del bestiame. Come fuori dai nostri cimiteri si vendono fiori per i defunti, così nel cortile dei Gentili si vendevano animali adatti all'uso liturgico.

Vi stazionavano quindi mercanti di bestiame che mostravano la loro mercanzia ai possibili acquirenti.

 

Sinagoghe

Il termine sinagoga significa luogo di riunione, ma anche assemblea, gruppo, comunità. Designa quindi sia il luogo che l'insieme delle persone convenute.

Veniva usato per indicare i luoghi di riunione per le assemblee liturgiche che, inizialmente nella Diaspora e poi anche in Palestina, si moltiplicarono per consentire agli ebrei di celebrare le loro ricorrenze religiose anche senza recarsi all'unico Tempio di Gerusalemme. Le sinagoghe erano chiamate dai pagani oratori.

Le riunioni avevano luogo il sabato e nelle feste. La liturgia prevedeva tre parti: preghiera, lettura di brani della Sacra Scrittura, commento e istruzione. I brani erano letti in ebraico in Palestina e in greco nella Diaspora.

Il commento e l'insegnamento veniva fatto preferibilmente dagli scribi o dottori della Legge, che avevano la preparazione adatta a tale funzione.

 

Farisei

Il termine fariseo significa separato o separatista. I farisei si ritenevano separati dalla massa del popolo a causa della purezza rituale. Alla corrente farisaica appartenevano circa 6.000 membri attivi, ma il numero dei simpatizzanti doveva essere molto più alto.

Erano i difensori della Legge e della tradizione, i rappresentanti della stretta osservanza, i protagonisti della religiosità.

I farisei erano in maggioranza laici, anche se non era esclusa la possibilità che qualche sacerdote potesse aderire alla corrente. Potevano essere ricchi o poveri. L'importante era avere una conoscenza esatta dei comandamenti mosaici ed osservarli scrupolosamente.

I punti fondamentali riguardavano l'osservanza del sabato, la purezza legale e il pagamento delle decime ai leviti e ai sacerdoti per le cose sacre.

I farisei credevano alla immortalità dell'anima, al giudizio dopo la morte, alla resurrezione e all'esistenza degli angeli.

In materia di codice penale ammettevano pene compensative pecuniarie accanto o in sostituzione della legge del taglione prevista dalla Torah.

Speravano nella realizzazione del regno di Dio sulla terra ed erano in attesa del Messia, il liberatore del popolo di Israele.

Disprezzavano gli inosservanti, il popolo comune, ma erano ammirati proprio da coloro che essi ritenevano inferiori.

I farisei rischiavano di degenerare in un formalismo esteriore e meccanico, dove la pratica rituale era più importante del contenuto spirituale dell'atto religioso.

 

Sadducei

Il termine sadduceo deriva da Sadoq, un sommo sacerdote dei tempi passati. La maggior parte dei membri apparteneva alla classe sacerdotale.

I sadducei praticavano una politica conciliante verso le autorità romane. E cercavano di contenere le sommosse e i movimenti popolari sovversivi.

Tra il 6 e il 70 d.C. quasi tutti i sommi sacerdoti furono sadducei.

Si attenevano strettamente alla Torah, nella lettera e nello spirito. La Torah era la sola regola per le credenze religiose e per le regole di condotta morale.

Non ammettevano l'immortalità dell'anima, il giudizio dopo la morte, la resurrezione dei morti, l'esistenza degli angeli e dei demoni.

Applicavano rigorosamente il codice penale della Torah con la legge del taglione.

Non erano in trepida attesa del regno di Dio sulla terra né del Messia.

Erano assolutamente fedeli alla Legge e al Tempio.

La loro dottrina e le loro credenze non erano fatte per creare molto consenso tra le masse ed infatti non erano amati dal popolo.

 

Esseni

Gli esseni, non nominati nel Nuovo Testamento, erano una comunità religiosa che viveva nei pressi del Mar Morto.

Osservavano la castità e non avevano proprietà, se non quelle comuni.

Avevano l'obbligo di segretezza sulle loro credenze.

Erano organizzati in strutture con una gerarchia e delle pratiche obbligatorie.

Gli esseni possono essere assimilati ad un ordine religioso di tipo monastico o a una confraternita di tipo pitagorico.

 

Samaritani

I samaritani possono essere considerati una setta scismatica dell'ebraismo.

Essi ritenevano che il culto più antico di Israele avvenisse sul monte Garizim in Samaria.

Avevano come libro solo la Torah.

Nel 128 a.C. il re Giovanni Ircano aveva distrutto il tempio sul Garizim. Ma i samaritani avevano continuato a celebrare la Pasqua e il loro culto sul monte.

L'influenza del mondo ellenistico aveva portato alla nascita di fenomeni di sincretismo accanto all'antico culto del Garizim.

 

Zeloti

Il termine zelota significa zelante. Gli zeloti erano particolamente zelanti nella applicazione della Legge nazionale religiosa. Erano degli integralisti.

Il movimento degli zeloti nacque nel 6 d.C. quando il console Quirino decise di procedere al censimento della Palestina.

Un fariseo di nome Sadduq e un galileo di nome Giuda presero il comando di una rivolta popolare e crearono il movimento degli zeloti.

Gli zeloti si separarono dai farisei, giudicati troppo concilianti e deboli. Costituirono il ramo estremista dei farisei con i quali erano perfettamente d'accordo sul piano dottrinale, ma dai quali differivano per la scelta della violenza e della lotta armata contro gli ebrei moderati e le autorità romane.

 

Sicari

Nell'ambito degli zeloti coloro che che sceglievano la clandestinità e praticavano l'assassinio e la strage si chiamavano sicari, dal nome del pugnale (sica), che usavano per uccidere le loro vittime. I loro obiettivi preferiti erano persone indifese durante le feste e le riunioni religiose. Praticavano anche il sequestro di persone, specialmente di alto lignaggio, per chiedere riscatti di tipo politico, come la liberazione di terroristi fatti prigionieri.

 

Erodiani

Gli erodiani erano una corrente politica diametralmente opposta a quella degli zeloti. Erano i partigiani della dinastia di Erode il Grande. Erano particolarmente forti in Galilea, dove regnava da molti anni Erode Antipa. A Gerusalemme alcune inportanti famiglie erano rimaste fedeli alla dinastia idumea.

Gli erodiani erano vicini ai farisei e ai sadducei, con cui condividevano l'opinione che era opportuno collaborare con le autorità romane allo scopo di evitare danni maggiori ad Israele.

 

 


L'infanzia e la giovinezza di Gesù

 

Criteri di datazione

Nel VI secolo il monaco Dionigi il Piccolo, originario della Scizia, determinò nell'anno 754 di Roma la nascita di Gesù. Sbagliò di almeno quattro anni. Ma la data fissata da Dionigi venne adottata dalla Chiesa cattolica e si diffuse nel mondo occidentale. Per cui oggi il nostro calendario è in ritardo di almeno quattro anni rispetto alla data effettiva della nascita di Gesù.

 

Giudea - Ain-Karin - Tra il 7 e il 4 a.C.

Sulla Giudea regnava Erode il Grande.

In una città della Giudea, identificata nella odierna Ain-Karin, viveva un sacerdote del Tempio, Zaccaria.

Sua moglie aveva nome Elisabetta.

Elisabetta diede alla luce un bambino a cui venne messo nome Giovanni, che sarà conosciuto come Giovanni Battista.

 

Galilea - Nazareth - Tra il 7 e il 4 a.C.

Sulla Galilea regnava Erode il Grande.

A Nazareth, una località della Galilea non altrimenti nota al di fuori della Bibbia, vivevano due sposi Giuseppe e Maria, in ebraico Miriam.

Maria apparteneva alla discendenza di David come suo marito Giuseppe. La zona di origine di David era Betlemme, a pochi chilometri a sud di Gerusalemme.

In Palestina le donne si fidanzavano all'età di 12-13 anni e si sposavano a 13-14.

Gli uomini si sposavano tra i 18 e i 24 anni.

Quindi i due dovevano essere molto giovani.

Giuseppe faceva di mestiere il falegname.

 

Giudea - Betlemme - Tra il 7 e il 4 a.C.

Venne indetto un censimento e, secondo l'usanza ebraica, era necessario recarsi presso la località originaria della famiglia per essere registrati. Questa è una differenza notevole rispetto ai censimenti dei romani che prevedevano la registrazione presso la sede di residenza delle persone.

Giuseppe e Maria, per adempiere agli obblighi di legge, si recarono a Betlemme con un gravoso viaggio di oltre 130 chilometri che Maria, incinta al nono mese, dovette subire con gravi difficoltà.

Appena arrivati a Betlemme Maria mise al mondo un bambino a cui diede nome Gesù.

 

Giudea - Gerico - marzo-aprile 4 a.C.

Alla fine di marzo o ai primi di aprile del 4 a.C. Erode il Grande, re dei territori della Palestina, morì di una grave malattia dopo aver regnato per 33 anni.

Il regno di Erode venne diviso tra i figli.

La Giudea e la Samaria furono poste sotto il controllo dell'etnarca Archelao e la Galilea e la Perea (Transgiordania) sotto quello del tetrarca Erode Antipa.

 

Roma - 6 d.C.

Nel 6 d.C. i magistrati della Giudea e della Samaria si rivolsero all'imperatore Augusto affinché li liberasse dal malgoverno di Archelao. Augusto esiliò Archelao a Vienne, città della Gallia Narbonense sul Rodano.

La regione venne trasformata in provincia romana ed affidata ad un prefetto di nome Coponio, persona di classe equestre. La supervisione della provincia venne affidata al vicino proconsole di Siria Quirinio.

Quirinio indisse il censimento nella nuova provincia.

 

Galilea - 6 d.C.

Un galileo di nome Giuda spinse i suoi conterranei alla ribellione. Il censimento preludeva al pagamento del tributo e Giuda trovò alcuni seguaci.

Secondo Giuda il Galileo, Israele non doveva riconoscere nessun padrone mortale. L'unico Signore di Israele era Dio. Pagare il tributo sarebbe stato un tradimento verso il Dio di Israele. La lotta per la libertà nazionale veniva identificata con la ribellione religiosa.

Dopo pochi mesi la sommossa ebbe termine.

All'epoca Gesù doveva avere 10-12 anni.

 

Gerusalemme - Intorno al 6 d.C.

Gesù, Giuseppe e Maria si recarono a Gerusalemme. Al termine delle festività Giuseppe e Maria ripresero il cammino verso Nazareth credendo ognuno che il ragazzo fosse con l'altro.

A quel tempo si viaggiava in carovana e gli uomini erano separati dalle donne. Giunti alla prima tappa si accorsero che Gesù non era con loro.

Rientrarono a Gerusalemme e, dopo una lunga ricerca, lo trovarono sulla spianata del Tempio che partecipava con interesse alle discussioni teologiche sulla Legge.

 

Gerusalemme - Intorno al 26 d.C.

Nel 26 d.C. Ponzio Pilato venne nominato dall'imperatore Tiberio prefetto della provincia di Giudea.

Gli ebrei non tolleravano la presenza di immagini.

L'esercito romano era solito portare i busti dell'imperatore attaccati agli stendardi militari.

I governatori precedenti erano stati attenti ad evitare ogni attrito con la popolazione su questo punto e facevano togliere i busti quando le forze armate romane entravano in Gerusalemme.

Pilato invece diede ordine di velare i busti e ordinò ai soldati di entrare di notte a Gerusalemme.

Appena diffusasi la notizia dell'evento una folta rappresentanza di giudei si precipitò a Cesarea per chiedere che i busti venissero rimossi.

Pilato rifiutò. Dopo sei giorni la situazione era in stallo. La rappresentanza si rifiutava di lasciare Cesarea.

Allora Pilato concesse una udienza nello stadio. Salì sulla tribuna e diede ordine ai soldati di circondare i giudei e di minacciarli di punizione se non fossero tornati alle loro case.

Ma i giudei si sdraiarono per terra e dissero che avrebbero preferito accettare la morte piuttosto che l'oltraggio dei busti dell'imperatore.

Pilato, stupito dall'atteggiamento dei giudei, diede ordine di riportare a Cesarea le insegne militari che tanto scandalizzavano i giudei.

 

Gerusalemme - Intorno al 28 d.C. o intorno al 30 d.C.

Gerusalemme era una città con scarsità di acque. Nella sua storia più che millenaria non aveva mai avuto un acquedotto.

I romani avevano una forte inclinazione per le opere infrastrutturali: strade, porti, ponti, reti fognarie ed anche acquedotti.

Pilato ebbe l'idea di costruire un acquedotto e, per non gravare sui cittadini, decise di utilizzare i fondi del Tempio.

L'acquedotto partiva da Ain Etan, tre chilometri a sud di Betlemme, e dopo un lungo tragitto raggiungeva Gerusalemme.

Ma i giudei, forse ritenendo oltraggioso l'utilizzo profano di fondi del Tempio o forse per la novità, iniziarono una sommossa.

Pilato fece vestire i soldati con abiti giudei e li fece mischiare alla folla. Poi diede l'ordine di disperdere la folla senza usare le armi. I soldati cominciarono a colpire con i bastoni ed in breve l'ordine venne riportato a Gerusalemme.

L'acquedotto di Pilato è rimasto in uso fino al 1918.

 

 


L'inizio della attività pubblica di Gesù

 

Autorità pubbliche - 28 d.C.

A Roma Tiberio, figlio di Livia, moglie di Augusto, imperava da 14 anni.

A Cesarea Ponzio Pilato governava Giudea, Samaria e Idumea da due anni.

A Gerusalemme il sommo sacerdote Caifa, genero di Anna, ricopriva la prestigiosa carica da dieci anni.

A Sepphoris Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, era tetrarca di Galilea e Perea da 32 anni.

A Cesarea di Filippo, l'antica Paneas, Filippo, figlio di Erode il Grande, era tetrarca di Iturea, Gaulanitide, Batanea, Traconitide e Auranitide da 32 anni.

 

Personaggi della vita di Gesù - 28 d.C.

In Galilea:

- Maria, madre di Gesù, aveva intorno ai 46-47 anni.

- Giuseppe era morto.

- Gesù aveva poco più di trentadue anni.

In Giudea:

- Giovanni, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, aveva sei mesi più di Gesù.

 

Giudea - Nei pressi del Giordano - 28 d.C. - La predicazione di Giovanni Battista

Giovanni, figlio di Zaccaria, aveva intrapreso la via della predicazione. Invitava i giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio.

Chiedeva un cambiamento nel modo di vivere. Simbolo di questo cambiamento era l'immersione nelle acque del Giordano, da cui si doveva uscire con un corpo consacrato. Questo era lo scopo del battesimo di Giovanni. Non si trattava di ottenere il perdono dei peccati commessi, perché l'anima doveva essere purificata da una condotta giusta.

Alla domanda se egli fosse il Messia, rispondeva negativamente. Giovanni non si proponeva di fare una rivoluzione nazionale e religiosa.

Molti erano coloro che si recavano sul Giordano ad ascoltare le parole di Giovanni. Un giorno, probabilmente con un gruppo di pellegrini provenienti dalla Galilea, si presentò anche Gesù per essere battezzato.

Giovanni riconobbe immediatamente il carisma di Gesù.

L'episodio segna l'inizio della vita pubblica di Gesù, che fino ad allora aveva vissuto nascostamente a Nazareth.

Dopo il battesimo Gesù si ritirò per un certo periodo nel deserto come un eremita.

Giovanni Battista era un suddito romano ed operava normalmente nei territori lungo il Giordano che erano sotto l'autorità di Ponzio Pilato. Questi non si era mai curato delle prediche di Giovanni Battista.

Se ne occuparono invece gli ebrei. Da Gerusalemme partì una commissione mista di sadducei e farisei per verificare la situazione. L'esito dell'esame fu sfavorevole a Giovanni Battista.

 

Giudea - Nei pressi del Giordano - 28 d.C. - Nascita del movimento di Gesù

Gesù, dopo quaranta giorni di vita eremitica nel deserto, aveva deciso di dare inizio ad un suo movimento religioso. Ritornò sul Giordano, laddove predicava Giovanni Battista.

A Gesù si unirono due discepoli di Giovanni Battista: Giovanni, il futuro evangelista, e Andrea. Entrambi provenivano da Bethsaida, città nella tetrarchia di Filippo ai confini con la Galilea, nei pressi del lago Tiberiade, non molto lontano da Cafarnao.

Andrea coinvolse suo fratello Simone, a cui Gesù cambiò il nome in Pietro, il futuro vescovo di Roma.

 

Galilea - Cafarnao - 28 d.C.

Poi Gesù ritornò in Galilea, presumibilmente con i primi tre discepoli: Giovanni Evangelista e i fratelli Andrea e Pietro. I due fratelli erano figli di un tale Giovanni.

Giovanni Evangelista aveva un fratello di nome Giacomo. I due erano figli di Zebedeo. Poiché tra gli apostoli ci sarà un altro Giacomo, per evitare confusioni il figlio di Zebedeo verrà chiamato Giacomo il Maggiore.

Zebedeo e Giovanni avevano una impresa per le attività ittiche sul lago di Tiberiade. Possedevano diverse barche e i loro figli lavoravano con loro.

Pietro aveva una casa a Cafarnao, dove abitava la suocera.

A Gesù si unì anche un certo Filippo, proveniente da Bethsaida. Filippo coinvolse un suo amico di Cana, Nathanael, probabilmente da identificare con l'apostolo denominato Bartolomeo.

Gesù lasciò Nazareth e, dopo un periodo trascorso a Cana, pose la sua base operativa a Cafarnao, sul lago di Tiberiade.

La cittadina costituiva un punto di passaggio tra la Galilea di Erode Antipa e le terre di Filippo. Era quindi sede di un posto di dogana. Inoltre da Cafarnao partivano strade in direzione della Fenicia (Tiro e Sidone), in direzione di Damasco, attraverso Paneas, recentemente ridenominata Cesarea di Filippo, in direzione di Sepphoris, la capitale della Galilea, e in direzione di Gerusalemme, attraverso la Samaria o lungo il corso del fiume Giordano.

La situazione dei discepoli in questo primo momento era la seguente:

- Giovanni Evangelista e Giacomo il Maggiore, figli di Zebedeo, l'imprenditore ittico di Bethsaida;

- Andrea e Simone, detto Pietro, figli di Giovanni, l'imprenditore ittico di Bethsaida associato con Zebedeo;

- Filippo di Bethsaida e il suo amico Nathanael nativo di Cana.

I discepoli di Gesù continuavano a svolgere le loro solite attività lavorative ed erano coinvolti solo a tempo parziale nel nascente movimento.

 

Gerusalemme - Pasqua del 28 d.C. - Cacciata dei mercanti dal Tempio

Gesù partì da Cafarnao per recarsi a celebrare la Pasqua del 28 d.C. a Gerusalemme.

L'aspetto del cortile del Tempio doveva essere quello solito delle grandi occasioni: un immenso mercato di animali ripieno dei muggiti dei tori e del belato delle pecore, odoroso degli escrementi di migliaia di animali e del sangue che scorreva a fiumi, avvolto in una nuvola di insetti attirati dal sangue e dalla carne. Inoltre l'aria era riempita dalle urla dei mercanti, che offrivano la propria mercanzia, e dei cambiavalute, che invitavano ad utilizzare il loro più favorevole cambio.

L'atmosfera religiosa e la sacralità del luogo scomparivano in mezzo alle terrene necessità del rituale ebraico tradizionale.

Gesù manifestò la sua ira colpendo uomini e bestie con una frusta e rovesciando i banchi dei cambiavalute.

Le autorità preposte al controllo del Tempio intervennero e fermarono Gesù. Gli chiesero spiegazioni che tuttavia non riuscirono ad ottenere o a comprendere.

 

Gerusalemme - Pasqua del 28 d.C. - Incontro notturno con Nicodemo

L'episodio della cacciata dei mercanti aveva colpito nel segno. Anche a livello alto.

Nicodemo, un membro del sinedrio, un fariseo, decise di incontrare Gesù. Non volendo esporsi alle critiche dei suoi pari, si recò a visitare Gesù di notte.

L'incontro durò a lungo e certamente Nicodemo volle sapere le linee fondamentali del movimento che Gesù stava iniziando e che aveva esordito in modo così clamoroso nel Tempio.

Nicodemo non diventò un discepolo di Gesù, ma sicuramente ne condivise in parte le idee. Comprò gli aromi necessari per la salma di Gesù.

 

Nei pressi del Giordano - aprile-maggio del 28 d.C. - I discepoli di Gesù battezzano

Dopo l'episodio del Tempio, Gesù preferì allontanarsi da Gerusalemme. Forse temeva qualche ritorsione.

Con i suoi discepoli si recò sulle rive del Giordano ed i suoi discepoli iniziarono a battezzare, a somiglianza di quanto stava facendo Giovanni Battista.

I discepoli di Giovanni vennero a sapere la cosa e la riferirono al loro capo, che interpretò l'operazione di Gesù non come una concorrenza, ma come una continuazione ed un compimento. Infatti Giovanni aveva ben ragione di temere per la sua libertà e per la sua vita.

 

Giudea - Fortezza di Macheronte - maggio del 28 d.C. - Arresto di Giovanni Battista

Erode Antipa governava la Perea, ossia la riva sinistra del Giordano.

La relazione negativa della commissione partita da Gerusalemme doveva essere stata diffusa ed Antipa non aveva certo l'intenzione di mettersi in contrasto con le autorità religiose ebraiche.

A questo si aggiunga che il successo di folla che accompagnava Giovanni preoccupava Antipa che temeva la possibilità di una sedizione politico-religiosa nei suoi territori.

Inoltre Giovanni Battista aveva criticato pesantemente la situazione familiare di Erode Antipa dal punto di vista della morale.

Antipa poco prima dell'anno 28 d.C. si era recato a Roma, dove era stato ospite di Filippo, un fratello per parte di padre, che non ricopriva cariche pubbliche.

Filippo aveva una moglie di nome Erodiade.

Antipa era sposato con una figlia di Areta IV, re dei Nabatei.

Antipa, invaghitosi della moglie del fratello, ritornò in Palestina con Erodiade e Salome, figlia di Erodiade. Si liberò della moglie nabatea, imprigionandola e poi favorendone la fuga, e convisse con Erodiade.

Da notare che Erodiade era figlia di Aristobulo, uno dei tanti figli di Erode il Grande.

Quindi Erode Antipa conviveva con una nipote, sposata legalmente ad un suo fratellastro.

Le diverse motivazioni si sommarono ed Erode Antipa, appena Giovanni Battista mise piede nel suo territorio, al di là del Giordano, ne ordinò l'arrestò e l'incarcerazione nel palazzo-fortezza di Macheronte sul Mar Morto. Vi rimarrà diversi mesi.

 

Samaria - maggio-giugno del 28 d.C.

Gesù ed i suoi discepoli, alla notizia dell'arresto di Giovanni Battista, interruppero l'attività sul Giordano e decisero di ritornare dalla Giudea in Galilea.

Esistevano due strade, una lungo il Giordano e l'altra attraverso la Samaria. Gesù si avviò verso la seconda via.

Arrivato in prossimità della antica città di Sichem, non lontano da dove nel 72 d.C. sarebbe stata fondata Flavia Neapolis, l'odierna Nablus, Gesù si sedette presso il pozzo di Giacobbe e qui avvenne l'incontro con la samaritana.

I samaritani odiavano i galilei, ed essendo questi praticamente obbligati a transitare nel loro territorio per andare e tornare dalla Giudea, molto spesso li sottoponevano ad angherie di diverso tipo, compreso l'omicidio e la rapina.

Gesù invece riuscì a stabilire un buon rapporto con i samaritani, almeno in quella occasione, e divenne loro ospite per qualche giorno.

I samaritani avevano il loro luogo di culto sul monte Garizim in concorrenza con il Tempio di Gerusalemme. Gesù, rivendicando il primato dello spirito sulla religione territoriale nazionalistica, disse: "È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Giovanni 4, 23-24).

 

Galilea - estate del 28 d.C. - Gesù insegna nelle sinagoghe

Ritornato in Galilea Gesù, che aveva preso a risiedere principalmente a Cafarnao, iniziò ad insegnare nelle sinagoghe, dove il popolo si riuniva il sabato, ma anche in altre occasioni. La liturgia ebraica prevedeva la possibilità di interventi di personalità con particolare preparazione nel campo delle Sacre Scritture. Gesù aveva dimostrato con la sua attività in Giudea e sul Giordano di essere un capo religioso carismatico.

La diversità di Gesù rispetto ai dottori della Legge e ai farisei era evidente. Essi si riallacciavano alla tradizione, anche quando portavano qualche interpretazione innovativa. Gesù, invece, non esitava a contraddire gli insegnamenti degli antichi o a perfezionarli. La sua frase tipica era "Fu detto che ..., ma io vi dico che ...".

I dottori della Legge e i farisei decisero di sorvegliare l'insegnamento di Gesù e misero in atto un sistema di controllo attivando i loro aderenti della Galilea, ma anche facendo arrivare da Gerusalemme degli esperti.

 

Galilea - Cafarnao - estate del 28 d.C. - Matteo il pubblicano

Un giorno Gesù ottenne l'adesione al suo movimento di un importante personaggio della cittadina di Cafarnao: Matteo, figlio di Alfeo. Un altro nome di Matteo era Levi. Matteo diventerà uno dei quattro evangelisti.

Matteo era un pubblicano, ossia svolgeva la funzione di appaltatore delle imposte. Era ricco ed aveva amicizie di buon livello nel mondo della finanza e della amministrazione pubblica, almeno nella regione della Galilea.

Per promuovere il nuovo movimento a cui aveva aderito, Matteo organizzò un banchetto con la partecipazione di Gesù e dei suoi discepoli, ma anche dei suoi colleghi appaltatori e operatori del mondo della amministrazione e della finanza.

I dottori della Legge ed i farisei consideravano i pubblicani dei peccatori, e qualsiasi rapporto con loro una causa di impurità che avrebbe contaminato la loro purezza legale. Protestarono quindi presso Gesù, ritenendo indegno di un Rabbì il suo comportamento. Gesù ricordò loro "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio misericordia e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori" (Matteo 9, 12-13). Ed aggiunse "Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si mette vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano" (Matteo 9, 16-17). I dottori della Legge ed i farisei compresero che Gesù non avrebbe mai fatto parte del loro gruppo fedele alla tradizione legalistica.

 

Galilea - estate del 28 d.C. - Il sabato e le spighe di grano

I farisei erano rigidi osservanti della tradizionale proibizione di svolgere attività nel giorno di sabato. E amavano determinare cosa fosse lecito fare o non fare in tale giorno.

Avvenne che un sabato i discepoli di Gesù cogliessero delle spighe per mangiarne i chicchi. I farisei segnalarono la violazione del sabato, ma Gesù rispose che "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!" (Marco 2, 27).

I farisei si convinsero di non poter riassorbire il movimento di Gesù al loro interno.

 

Galilea - Montagna delle beatitudini - estate del 28 d.C. - I 12 apostoli

I primi discepoli di Gesù erano stati gli ex-seguaci di Giovanni Battista:

- Simone, detto Pietro

- Andrea

- Giacomo il Maggiore

- Giovanni Evangelista.

Poi erano seguiti:

- Filippo

- Nathanael, ovvero Bartolomeo

- Levi, ovvero Matteo.

Di questi primi sette è noto il modo della loro adesione. Ma altri discepoli si erano avvicinati a Gesù e tra essi cinque erano divenuti suoi stretti collaboratori insieme ai primi sette. In totale 12 apostoli.

Il termine apostolo significa in greco inviato. Infatti Gesù scelse tra tutti i suoi seguaci dodici persone e le nominò apostoli, ossia delegati a fare qualcosa in nome di, dirigenti e rappresentanti del nuovo movimento.

L'elenco dei dodici è suddiviso in tre gruppi di quattro:

- Simone (Pietro) e poi Andrea, Giacomo il Maggiore e Giovanni;

- Filippo e poi Bartolomeo (Nathanael), Tommaso e Matteo;

- Giacomo il Minore e poi Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota.

Tesoriere venne nominato Giuda Iscariota.

Filippo è l'unico con un nome di origine greca ed è a lui che si rivolgeranno i greci per conoscere personalmente Gesù.

 

Galilea - Montagna delle beatitudini - estate del 28 d.C. - Il discorso della montagna

 

Monte delle beatitudini e Lago Tiberiade

 

La nomina dei dodici era avvenuta in una località sul lago di Tiberiade. Tradizionalmente il luogo è stato identificato nei pressi della odierna Tabgha, la bizantina Heptapegon (Sette fonti), posta a 13 chilometri da Cafarnao e a 3 da Tiberiade.

La montagna in realtà è una piccola collina alta 150 metri.

Ai piedi della collina era un'area pianeggiante dove si potevano raccogliere discepoli e persone interessate al nuovo movimento religioso. A questa folla Gesù illustrò i punti fondamentali del suo programma, che riportiamo secondo la versione di Matteo.

Il discorso ebbe inizio con un prologo: l'elenco delle beatitudini.

Matteo 5

3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

4 Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

5 Beati i miti, perché erediteranno la terra.

6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

10 Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

 

Poi Gesù espose in una specie di summa le linee fondamentali del movimento.

13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. 23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!

27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna. 31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; 39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Matteo 6

1 Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. 2 Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3 Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4 perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12 e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13 e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

14 Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

16 E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17 Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, 18 perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

19 Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; 20 accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. 21 Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.

22 La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; 23 ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

24 Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

Matteo 7

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? 5 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe? 11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!

12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!

15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande.

Dopo il discorso Gesù rientrò a Cafarnao.

 

Galilea - autunno-inverno del 28 d.C. - Predicazione organizzata

Gesù diede inizio ad una nuova fase di predicazione in Galilea. Non si muoveva più da solo, ma accompagnato dai dodici apostoli e probabilmente da altri collaboratori e collaboratrici.

Lo spostamento di un numero significativo di persone poneva dei problemi logistici che vennero risolti da un gruppo di pie donne che si incaricarono di organizzare gli spostamenti sostenendone anche le spese. Tra queste donne erano Giovanna, la moglie di Cusa, il rappresentante del tetrarca Erode Antipa a Cafarnao, la massima autorità pubblica del luogo, Susanna e Maria, originaria di Magdala, cittadina sulla parte occidentale del lago di Tiberiade.

I farisei continuarono a sorvegliare Gesù.

 

Galilea - autunno-inverno del 28 d.C. - Tentativo dei parenti di fermare Gesù

Il comportamento di Gesù, che aveva abbandonato il suo paese di origine e il suo mestiere di falegname, per dare vita ad un movimento religioso in contrasto con l'insegnamento dei farisei preoccupò i parenti di Gesù, che venne ritenuto fuori di sé, privo di senno.

I parenti decisero di intervenire e di riportare Gesù a casa. Per riuscire a convincerlo portarono con loro anche Maria, la madre di Gesù.

Ma Gesù non volle nemmeno parlare con i suoi parenti. Quando gli fu annuciato il loro arrivo e il loro desiderio di parlargli disse "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Poi girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre".

 

Costa sud-orientale del lago di Tiberiade - autunno-inverno del 28 d.C. - Nella Decapoli

Un giorno Gesù decise di attraversare il lago di Tiberiade per andare a predicare sulla costa sud-orientale del lago nel territorio della Decapoli, ossia nel territorio dipendente da città prevalentemente di origine ellenista. Ma i risultati non dovettero essere molto positivi. Furono gli stessi abitanti del luogo a invitare Gesù a ritornare là da dove era venuto.

Gesù tornò a Cafarnao.

 

Galilea - inizio del 29 d.C. - La campagna degli apostoli

Gesù decise di intensificare la predicazione e, ritenendo pronti gli apostoli ad agire in modo indipendente, li inviò in coppia a predicare nei territori della Palestina dove era forte la presenza ebraica.

Gli apostoli non dovevano utilizzare mezzi di trasporto, ma andare a piedi, non dovevano avere provviste o denaro, ma affidarsi alla ospitalità degli abitanti dei luoghi dove arrivavano. Non dovevano neppure insistere se l'accoglienza era carente o non favorevole.

Questa campagna degli apostoli dovette durare qualche settimana.

 

Giudea - Fortezza di Macheronte - febbraio-marzo del 29 d.C. - Morte di Giovanni Battista

Giovanni Battista era in prigione da un decina di mesi nel palazzo-fortezza di Macheronte, vicino al Mar Morto, nel territorio di Erode Antipa.

Il tetrarca aveva incontrato Giovanni e, pur avendo perplessità sulle sue idee, mostrava un certo interesse a parlare con il Battista.

Ma il vero nemico di Giovanni era Erodiade, la moglie di Erode Antipa. Questa donna riuscì a convincere il marito, anche con l'aiuto della figlia Salome, a mettere a morte Giovanni, che venne decapitato.

Poco tempo dopo cominciarono ad arrivare ad Erode Antipa notizie della predicazione di Gesù, che tanti elementi aveva in comune con quella di Giovanni. Antipa cominciò ad interessarsi al predicatore galileo.

 

Galilea - Nazareth - febbraio-marzo del 29 d.C. - Gesù scacciato da Nazareth

Un giorno, forse mentre gli apostoli erano impegnati nella campagna di diffusione, Gesù decise di recarsi a Nazareth per ristabilire i contatti con i suoi parenti e con i suoi compaesani.

Era un giorno di sabato e il popolo era radunato nella sinagoga.

Gesù chiese di parlare. Iniziò una discussione. Ad un tratto dalle parole si passò ai fatti. I più esagitati presero Gesù e lo portarono su di un ciglio per gettarlo di sotto. Forse gli scalmanati vennero fermati dai parenti di Gesù. Gesù riuscì a sfuggire ai suoi assalitori e ad abbandonare incolume Nazareth.

 

Tetrarchia di Filippo - Bethsaida - marzo del 29 d.C. - Tentativo di nominare Gesù re dei giudei

La notizia della morte di Giovanni Battista arrivò a Cafarnao.

Gesù decise di organizzare una riunione dei suoi a Bethsaida, sempre sul lago Tiberiade, ma nel territorio del tetrarca Filippo. Vi si recò in barca.

Ma molte persone seppero della riunione e si affrettarono verso lo stesso luogo. Ad alcuni venne l'idea di eleggere Gesù come proprio re. Pensavano che fosse il Messia, venuto a restaurare il regno di Israele. Gesù sciolse immediatamente la riunione, ordinò agli apostoli di rientrare a Cafarnao via mare e si eclissò.

Il giorno seguente un gruppo di reduci della riunione approdò a Cafarnao. Cominciarono a cercare Gesù per convincerlo ad accettare la corona di re. Ma Gesù ricomparve a Cafarnao solo dopo due o tre giorni.

Gesù provò a spiegare che non era venuto a creare un regno terrestre. Fece una riunione nella sinagoga di Cafarnao. Il risultato fu la defezione di molti che si erano illusi di poter scatenare una ribellione sullo stile di quella del 6 d.C. di Giuda il galileo. Gli apostoli riconfermarono a Gesù la loro fedeltà.

 

Giudea - Gerusalemme - Pasqua o Pentecoste del 29 d.C. - Minacce di morte

Gesù, come era solito fare, si recò a Gerusalemme per la Pasqua o per la Pentecoste.

La sua predicazione ebbe l'effetto di mobilitare l'opposizione dei farisei contro di lui. Ebbe timore che i giudei volessero ucciderlo ed allora rientrò in Galilea.

I farisei e i dottori della Legge decisero di inviare un gruppo di persone in Galilea per avviare una campagna di denigrazione e di provocazione allo scopo di fermare l'opera di Gesù e recuperare il consenso della popolazione.

Gesù, tentando di combattere il legalismo esteriore dei farisei, disse al popolo "Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo" (Marco 7, 14-15).

 

Fenicia e Decapoli - estate del 29 d.C. - In viaggio all'estero

Finora l'opera di Gesù si era svolta in Galilea e in Giudea. L'atteggiamento aggressivo dei farisei, unito alla incertezza sull'atteggiamento di Erode Antipa, che pochi mesi prima aveva mandato a morte Giovanni Battista, indussero Gesù a fare un viaggio all'estero.

Insieme con i gli apostoli prese la strada della Fenicia, che era sotto il controllo dei romani. Andò a Tiro e poi a Sidone.

Poi, attraverso la Decapoli, anch'essa sotto controllo romano, ritornò nei pressi del lago di Tiberiade.

Rientrato in Galilea, trovò la situazione peggiorata. Questa volta ad attenderlo c'erano, oltre ai farisei, anche i sadducei. Ed anche gli uomini di Erode Antipa erano stati messi all'erta.

Gesù, con gli apostoli, si spostò sulla riva orientale del lago di Tiberiade, a Bethsaida, territorio del tetrarca Filippo.

Poi si diresse a nord, allontanandosi dalle aree propriamente ebraiche, e raggiunse Cesarea di Filippo, città in prevalenza di cultura romana.

Con i tre apostoli prediletti, Pietro, Giacomo e Giovanni, salì sul monte Hermon.

Poi rientrò in Galilea.

 

Galilea - Cafarnao - autunno del 29 d.C. - Bilancio dei primi 18 mesi di attività

I farisei lo attendevano a Cafarnao.

Poiché Gesù era stato a lungo in giro aveva da pagare degli arretrati di imposte al Tempio di Gerusalemme. I gabellieri lo sollecitarono. Gesù e gli apostoli trovarono i soldi necessari.

Erano trascorsi circa diciotto mesi dall'inizio della attività pubblica di Gesù.

I risultati erano stati molto deludenti.

A Nazareth aveva rischiato la vita. Gli abitanti intorno al lago di Tiberiade non avevano compreso la missione spirituale di Gesù e lo avevano scambiato per un aspirante al regno di Israele, un sobillatore come Giuda il galileo. I farisei e i sadducei lo avevano messo sotto sorveglianza e gli avevano lanciato contro un'abile campagna denigratoria. Erode Antipa era una minaccia incombente. Le attività all'estero non avevano ottenuto significativi risultati.

Gesù espresse la propria delusione dicendo "Guai a te, Corazin! Guai a te, Bethsaida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!" (Matteo 11, 21-24).

Corazin era una località sita tre chilometri a nord di Cafarnao.

Per Gesù e per gli apostoli era ora di prendere la via di Gerusalemme.

 

 


L'attività di Gesù in Giudea

 

Galilea - autunno del 29 d.C. - Suggerimento dei parenti di Gesù

I parenti di Gesù gli suggerirono di lasciare la Galilea e di trasferirsi in Giudea, dove avrebbe avuto maggiore occasione di mettersi in mostra. A Gerusalemme stava per avere inizio la festa dei Tabernacoli. Era il momento giusto.

Gesù non fu di questo avviso e lasciò partire i suoi parenti con altri pellegrini. Poi partì in segreto.

 

Samaria - autunno del 29 d.C. - I discepoli respinti dai samaritani

Gesù scelse la strada della Samaria, la via più breve, ma anche la più pericolosa a causa dell'odio dei samaritani verso gli ebrei. In precedenza Gesù aveva avuto fortuna con i samaritani, ma questa volta le cose andarono diversamente.

I suoi discepoli vennero mandati a cercare alloggio per la notte in un villaggio, ma vennero respinti, allora dovettero cercare altrove un riparo.

 

Giudea - Gerusalemme - autunno del 29 d.C. - Festa dei Tabernacoli

A metà della festa dei Tabernacoli, che durava otto giorni, arrivò Gesù e si mise ad insegnare nel Tempio. I farisei gli contestarono di non aver avuto l'istruzione necessaria per insegnare.

Le provocazioni continuarono nei giorni seguenti. Gesù fu accusato di essere posseduto dal demonio.

Infine fu accusato di aver bestemmiato. La discussione degenerò e i giudei tolsero delle pietre dal selciato del Tempio e tentarono di lapidare Gesù, che riuscì a fuggire tra la folla.

Al termine della festa dei Tabernacoli Gesù decise di lasciare Gerusalemme, ma rimase in Giudea per continuare la sua predicazione.

 

Giudea - autunno del 29 d.C. - Invio dei discepoli

A somiglianza di quanto aveva fatto in Galilea quando aveva mandato gli apostoli a predicare nei villaggi, ora Gesù decise di avviare una campagna simile in Giudea e probabilmente in Transgiordania.

Questa volta gli inviati non furono dodici, ma settanta o settantadue.

I discepoli ritornarono soddisfatti della loro opera e dei risultati conseguiti.

 

Giudea - autunno del 29 d.C. - Dispute con i farisei

Gesù sia durante la campagna dei suoi discepoli che dopo continuò a predicare fuori Gerusalemme.

I farisei gli si opponevano portando casi particolari e chiedendo il suo parere per cercare di metterlo in difficoltà.

Altri farisei lo invitavano a pranzo per cercare di sapere di più della sua dottrina e verificare se dicesse cose blasfeme.

Altri facevano finta di accondiscendere alle sue idee, ma gli chiedevano segni, miracoli che attestassero quanto diceva.

La contrapposizione tra il nuovo movimento e i farisei si faceva sempre più netta.

Matteo 23

1 Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 2 «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 4 Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.

5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7 e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente.

8 Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.

10 E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 11 Il più grande tra voi sia vostro servo; 12 chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

13 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci.

14 15 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.

16 Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati. 17 Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro? 18 E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. 19 Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta? 20 Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra; 21 e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l'abita. 22 E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. 24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!

27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. 28 Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.

29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, 30 e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; 31 e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. 32 Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!»

 

Giudea - Gerusalemme - dicembre del 29 d.C. - Festa della Dedicazione del Tempio

Gesù rientrò a Gerusalemme per la festa della Dedicazione del Tempio.

Mentre durante l'ottava della festa passeggiava nel Tempio alcuni giudei gli chiesero se lui fosse il Messia, il re venuto a rinnovare il regno terreno d'Israele. Gesù rispose che le sue opere attestavano chi egli fosse. E le sue opere confermavano la sua totale estraneità alla vita politica e alla rivoluzione nazionale religiosa degli ebrei.

L'attacco dei giudei che speravano in una risposta positiva per farlo immediatamente incarcerare andò a vuoto.

Ma la situazione degenerò ancora una volta e i giudei presero delle pietre per lapidarlo. Questa volta Gesù riuscì a calmare momentaneamente i violenti con le sue parole, ma poi l'ira riprese il sopravvento e Gesù fu costretto a lasciare la spianata del Tempio.

 

Transgiordania (Perea) - gennaio del 30 d.C.

Gesù lasciò Gerusalemme e si diresse in Perea, dove continuò la sua predicazione.

Alcuni farisei lo avvicinarono per avvertirlo che Erode Antipa lo stava cercando per farlo uccidere. Probabilmente era una mossa dello stesso Antipa che utilizzava i farisei per togliere dal suo territorio un personaggio scomodo.

Gesù continuò a predicare in Perea, poi ritornò nelle aree settentrionali della Giudea, riattraversò la Samaria ed infine arrivò in Galilea.

 

Giudea - Bethania - febbraio del 30 d.C.

Gesù decise di ripartire dalla Galilea per compiere l'ultimo viaggio. Si avviò sulla strada per Gerusalemme lungo il Giordano.

Poi attraversò il fiume e si fermò in Perea.

Le due sorelle Marta e Maria, che abitavano a Bethania, mandarono a chiamare Gesù perché Lazzaro, il loro fratello, era gravemente ammalato.

Bethania era un villaggio in Giudea a tre chilometri da Gerusalemme sulla strada per Gerico.

Inutilmente i discepoli tentarono di convincere Gesù a non riportarsi nelle vicinanze di Gerusalemme, dove aveva già subito due tentativi di lapidazione.

Gesù andò a Bethania e raccolse molto favore tra la popolazione per le sue prediche e per le sue opere straordinarie. Secondo i Vangeli Gesù avrebbe resuscitato Lazzaro.

 

Giudea - Gerusalemme - febbraio-marzo del 30 d.C. - Assemblea dei maggiorenti della città

Alla notizia che Gesù era ritornato in prossimità di Gerusalemme e stava raccogliendo ampi consensi, i farisei e molti dei principali personaggi della città si riunirono in una assemblea non ufficiale per discutere sulle azioni da intraprendere contro il nuovo movimento.

I giudei non discussero della verità o meno del miracolo di Bethania. In quel tempo molti erano i taumaturghi che si presentavano come inviati di Dio e predicavano la rivoluzione. Erano i falsi Messia. Per i giudei Gesù era uno di essi.

Essi temevano che se avessero permesso a Gesù di continuare ad operare, questi avrebbe raccolto molto consenso tra la folla. I romani avrebbero interpretato il nuovo movimento come uno dei tanti tentativi di insurrezione politico-religiosa che ogni tanto serpeggiavano in Palestina. Avrebbero inviato le legioni dalla Siria e il Tempio avrebbe potuto essere distrutto.

Il sommo sacerdote Caifa disse che sarebbe stato meglio far morire un solo uomo, piuttosto che provocare la morte dell'intera nazione.

In quella riunione venne dunque decisa la morte di Gesù.

Venne diramato l'ordine di arresto.

 

Giudea - Efraim - febbraio-marzo del 30 d.C. - Ritiro di Gesù

La decisione dei maggiorenti trapelò e Gesù non si fece vedere più in pubblico.

Si ritirò nella città di Efraim, circa 25 chilometri a nord di Gerusalemme, ai margini del deserto. Vi rimase pochi giorni.

 

Giudea - Lungo il Giordano - marzo del 30 d.C. - La richiesta della madre di Giacomo e Giovanni

La Pasqua si avvicinava. E Gesù decise di recarsi a Gerusalemme per la via lungo il Giordano.

I discepoli non comprendevano bene la situazione. Alcuni avevano paura, altri pensavano che si stesse per realizzare il regno terreno di Gesù.

La madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, i due che avevano fatto parte del movimento dalla prima ora, si presentò con i figli a Gesù e gli chiese di dare un posto d'onore a Giacomo e Giovanni nel nuovo regno che a breve sarebbe stato costituito. Gesù rispose "Non sapete quello che chiedete".

 

Giudea - Gerico - marzo del 30 d.C. - In casa di Zaccheo

La piccola carovana, composta da Gesù, da Maria, sua madre, dagli apostoli, dalle pie donne e da altri discepoli raggiunse Gerico, importante città rinnovata alcuni decenni prima da Erode il Grande e da Archelao.

Gesù venne accolto molto favorevolmente dalla popolazione.

Si fermò presso la casa di Zaccheo, il capo dei pubblicani, gli appaltatori delle imposte. Ovviamente fu grande lo scandalo dei farisei. Aveva accettato l'ospitalità in una casa che secondo la loro dottrina era impura.

Zaccheo donò ai poveri la metà delle sue sostanze e si dichiarò pronto a restituire il quadruplo nel caso avesse frodato qualcuno.

Zaccheo svolgeva la stessa professione dell'apostolo Matteo.

 

Giudea - Bethania - 6 giorni prima della Pasqua del 30 d.C. - Il profumo di Maria

Da Gerico la carovana proseguì per Gerusalemme e sei giorni prima della Pasqua arrivò a Bethania, in prossimità della città.

Gesù dovette arrivarvi prima del tramonto del giorno precedente il sabato, giornata in cui non si potevano svolgere viaggi. Gli ebrei misuravano le giornate da tramonto a tramonto, per cui il sabato cominciava all'imbrunire del nostro venerdì.

Gesù andò a cena da Simone il lebbroso. Al convito era presente Maria, sorella di Lazzaro. Maria decise di aspergere Gesù con delle essenze odorose, secondo una antica usanza riservata agli ospiti illustri.

Giuda Iscariota, che gestiva la cassa della piccola carovana, disse che per quell'olio profumato si erano sprecati troppi soldi, con i quali sarebbe stato possibile dare aiuto ai poveri. Gesù rispose "Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me" (Giovanni 12, 7-8).

 


La settimana di Passione

 

Giudea - Bethania-Gerusalemme - Domenica delle Palme - 30 d.C. - Il corteo

Il giorno immediatamente seguente il sabato Gesù si avviò verso Gerusalemme.

Intanto la notizia della sua presenza a Bethania era giunta alle autorità e alla popolazione di Gerusalemme.

Gesù scelse di seguire la strada che, risalendo per il monte degli Olivi, passava per il villaggio di Bethfage, sito a circa un chilometro da Bethania e a circa 1,5 chilometri da Gerusalemme.

A Bethfage il corteo fece una sosta e Gesù salì su di un asino. L'asino era la cavalcatura tradizionale delle autorità della Palestina.

Il corteo stava assumendo una veste ufficiale.

I discepoli ricoprirono il percorso con i loro mantelli e con rami di palma. Intonarono grida e canti di gioia: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! 10 Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!" (Marco 11, 9-11).

I discepoli erano convinti di partecipare al trionfo del Messia, il figlio di David, che veniva per restaurare il regno d'Israele.

Il corteo raggiunse Gerusalemme ed entrò nel Tempio affollato di pellegrini.

 

Giudea - Gerusalemme - Domenica delle Palme - 30 d.C. - Incontro con i greci convertiti al giudaismo

I greci potevano convertirsi al giudaismo. Coloro che chiedevano l'ammissione, ma erano ancora in un periodo di prova e di formazione, venivano chiamati timorati di Dio, dovevano osservare alcuno obblighi, come il sabato e i digiuni, ma non erano ancora parte del popolo d'Israele. Coloro che invece erano stati definitivamente ammessi venivano chiamati proseliti, partecipavano pienamente alla vita ebraica.

Alcuni timorati di Dio erano nel cortile dei Gentili, ossia i non-ebrei. Un muro separava lo spazio riservato agli ebrei da quello riservato ai non-ebrei. Delle lapidi in latino e in greco sul muro di separazione avvertivano che i non-ebrei sarebbero stati uccisi qualora avessero superato il muro.

Alcuni dei timorati di Dio chiesero all'apostolo Filippo di poter vedere Gesù. Filippo si consultò con l'apostolo Andrea e poi insieme riferirono la richiesta a Gesù.

 

Giudea - Bethania - Domenica delle Palme - 30 d.C. - Pernottamento a Bethania

Al calare del sole Gesù e i discepoli ripresero la via di Bethania per trascorrervi la notte. Rimanere a Gerusalemme era troppo pericoloso. Le autorità non osavano arrestarlo sulla spianata del Tempio in mezzo a migliaia di pellegrini. Qualsiasi disordine avrebbe causato l'intervento dei soldati romani con pesanti ripercussioni sugli ebrei venuti a celebrare la Pasqua.

Nei giorni seguenti Gesù continuò ad insegnare nel Tempio durante il giorno, ma all'imbrunire si allontanava da Gerusalemme per trascorrere la notte nella zona del monte degli Olivi, tra il giardino di Gethsemani e la cittadina di Bethania.

 

Giudea - Gerusalemme - Martedì - 30 d.C. - Disputa con i farisei

Al mattino Gesù si presentò al Tempio per insegnare. Ad aspettarlo erano un gruppo di farisei, scribi ed esponenti del sinedrio. Davanti alla folla gli chiesero "Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?" (Marco 11, 28).

Gesù rispose nello stile delle controversie dei dottori della Legge ponendo un altro quesito, per trovare un terreno comune su cui iniziare la discussione. "Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi" (Marco 11, 29-30).

I farisei si erano opposti a Giovanni e ne avevano provocato, o per lo meno favorito, l'arresto. Però non potevano dichiarare di fronte alla folla ciò che avevano fatto. Il popolo era convinto che Giovanni fosse stato un profeta. E allora risposero che non lo sapevano.

Di fronte al rifiuto dei farisei di affrontare il tema della predicazione di Giovanni, che era stato all'origine del nuovo movimento religioso, Gesù disse "Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose" (Marco 11, 33).

 

Giudea - Gerusalemme - Martedì - 30 d.C. - La parabola dei vignaioli

Poi Gesù si mise a raccontare la parabola dei vignaioli.

Marco 12

1 Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.
2 A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna.
3 Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote.
4 Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti.
5 Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
6 Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!
7 Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l'erede; su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra.
8 E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
9 Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri.
10 Non avete forse letto questa Scrittura:

La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d'angolo;
11 dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri?

I farisei capirono il senso della parabola. Tentarono di arrestare Gesù, ma desistettero dal loro tentativo per timore della folla e si allontanarono.

 

Giudea - Gerusalemme - Martedì - 30 d.C. - Il tributo a Cesare

I farisei tennero consiglio e deliberarono di mandare alcuni di loro insieme a degli erodiani, esponenti del partito politico più filoromano, per provocare Gesù sul piano politico.

Posero a Gesù il quesito se si dovesse pagare o no il tributo a Cesare, ossia alle autorità romane.

Ora se Gesù avesse risposto positivamente si sarebbe alienato il consenso della folla, che aspettava dal Messia la liberazione ed il rifiuto del pagamento di ogni obbligo verso le autorità straniere. Era questa la posizione di tutti i falsi messia, come Giuda il galileo, nemici di qualsiasi tributo se non a Dio, l'unico vero re d'Israele.

Se avesse risposto negativamente gli esponenti erodiani avrebbero presentato denuncia contro di lui alle autorità romane e Gesù sarebbe stato imprigionato come sovversivo.

Gesù si fece portare un denarius d'argento, che era la moneta che veniva correntemente utilizzata per pagare le imposte. La monetazione ebraica era soltanto in bronzo e serviva per le normali transazioni economiche. Sul denarius era impressa l'immagine dell'imperatore romano Tiberio e l'iscrizione TI. CAESAR DIVI AUG. F. AUGUSTUS.

Gesù chiese di chi fosse quella immagine. Ottenuta la risposta che era di Cesare, disse "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Matteo 22, 21).

I farisei e gli erodiani si ritirarono.

 

Giudea - Gerusalemme - Martedì - 30 d.C. - La resurrezione dei morti

Dopo i farisei e gli erodiani si fecero avanti i sadducei. Questi negavano la resurrezione dei morti. Posero quindi una domanda su di un caso particolarmente intricato relativo ad una donna che aveva avuto molti mariti. Se fosse risorta, quale sarebbe stato il vero marito?

Ora se Gesù avesse negato la resurrezione, avrebbe facilmente risolto il caso come impossibile a verificarsi. Ma avrebbe negato una delle idee fondamentali della sua dottrina.

Se avesse riaffermato la resurrezione dei morti si sarebbe trovato a dover districare un caso ridicolo.

Gesù rispose dicendo: "Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio. Alla resurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. Quanto poi alla resurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi" (Matteo 22, 29-32).


Giudea - Gerusalemme - Martedì - 30 d.C. - Il massimo comandamento

Si fece allora avanti uno scriba, un dottore della Legge, che chiese quale fosse il massimo comandamento della Legge.

Gesù rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti" (Matteo 22, 37-40).

Il massimo comandamento consiste nell'insieme dei due comandamenti.

Lo scriba si dichiarò soddisfatto della risposta. E Gesù gli disse che non era lontano dal regno dei cieli.

 

Giudea - Monte degli Olivi - Martedì - 30 d.C.

All'imbrunire Gesù lasciò il Tempio ove aveva trascorso tutta la giornata. Attraversò la valle del Cedron e risalì sul Monte degli Olivi per trascorrere la notte fuori Gerusalemme.

 

Giudea - Gerusalemme - Mercoledì - 30 d.C. - Il tradimento di Giuda Iscariota

Nel giorno seguente, mercoledì, ci fu una riunione delle autorità della città. Presiedeva la riunione Caifa, il sommo sacerdote.

Venne deliberato di procedere all'arresto di Gesù non in pubblico, ma nascostamente.

Un'azione pubblica avrebbe potuto sollevare proteste nel popolo e l'intervento della coorte romana che durante le feste era schierata nel portico del Tempio, pronta a reprimere ogni movimento sospetto.

L'arresto di nascosto si presentava di difficile realizzazione. Ma un aiuto insperato arrivò proprio da uno degli apostoli, Giuda Iscariota, che si presentò spontaneamente al sommo sacerdote e propose di consegnare Gesù.

In cambio ottenne trenta monete d'argento. Probabilmente si trattava di sicli d'argento. In un mese un artigiano poteva guadagnare circa cinque sicli. Quindi la somma poteva equivalere al lavoro di sei mesi. Sicuramente non molto. Trenta sicli era il prezzo di uno schiavo.

Non sono noti i motivi che indussero il tesoriere del movimento di Gesù a tradire.

Difficile pensare che il movente sia stato il denaro.

 

Giudea - Gerusalemme - Giovedì - 30 d.C.

Il giorno seguente, giovedì, fu il primo giorno degli Azimi, festa in ricordo dell'esodo dall'Egitto del popolo d'Israele. In tale festività si doveva celebrare un banchetto con carne arrosto e pane non lievitato.

Gesù inviò Pietro e Giovanni a Gerusalemme a trovare un luogo per organizzare il banchetto.

Da notare che l'incombenza avrebbe dovuto essere di Giuda, ma Gesù, probabilmente già informato del tradimento, preferì tenere l'apostolo all'oscuro del luogo dove avrebbe celebrato la festa.

Forse il luogo del banchetto fu la casa di Marco, l'evangelista.

La tradizione assegna il luogo alla zona sud-occidentale della città alta, non lontano dal palazzo di Caifa.

 

Giudea - Gerusalemme - Giovedì sera - 30 d.C. - Ultima cena

Gesù e i dodici apostoli si riunirono nella sala del cenacolo. Alla destra di Gesù si pose Giovanni e alla sinistra Pietro. Giuda era alla destra di Giovanni.

Durante la cena Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà" (Giovanni 13, 21).

L'annuncio creò turbamento tra gli apostoli e sincere rimostranze. Ognuno voleva attestare la propria fedeltà.

Giuda, seduto ad un posto di distanza da Gesù, domandò "Rabbì, sono forse io?" (Matteo 26, 25).

Gesù rispose "Tu l'hai detto" (Matteo 26, 25).

Il breve scambio di battute doveva aver meravigliato non poco Giovanni che, seduto tra Giuda e Gesù, chiese al Maestro di indicare chi fosse il traditore.

Gesù rispose che la persona a cui avrebbe offerto un pezzo di pane lo avrebbe tradito. Intinse nel piatto comune il pane e l'offerse a Giuda dicendo "Quello che devi fare fallo al più presto" (Giovanni 13, 27)

Giuda prese il boccone e uscì in silenzio nella notte.

Gli altri apostoli non si accorsero di nulla e pensarono che Giuda fosse uscito per fare qualche acquisto su richiesta di Gesù.

 

Giudea - Gerusalemme - Giovedì notte - 30 d.C. - Preannuncio delle difficoltà

Terminata la cena Gesù avvisò i discepoli delle difficoltà a cui stavano andando incontro e del pericolo di cedimento della loro fede.

Anche questa volta furono ampie le rimostranze. Pietro in particolare fu molto deciso dichiarando di essere pronto ad andare in carcere e a subire la pena di morte per il Maestro.

Gesù gli rispose: "In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte" (Matteo 26, 34). E così avvenne.

 

Giudea - Gethsemani - Giovedì notte - 30 d.C.

Calata la notte Gesù con gli apostoli lasciò il cenacolo e uscì da Gerusalemme. Attraversò il torrente Cedron e risalì il Monte degli Olivi, fermandosi in un giardino chiamato Gethsemani, sulla strada per Bethania. Gethsemani significa torchio dell'olio. Il luogo era noto anche a Giuda perchè era uno dei punti di riunione preferiti da Gesù.

Gli apostoli erano tristi. L'imminenza degli eventi preannunciati da Gesù li preoccupava.

Gesù disse a tutti di sistemarsi alla meglio per passare la notte. Lui si ritirò a pregare con Pietro, Giacomo e Giovanni. Ma ben presto i tre si addormentarono.

 

Giudea - Gethsemani - Giovedì intorno a mezzanotte - 30 d.C. - L'arresto di Gesù

Ad un tratto giunsero voci dalla strada proveniente da Gerusalemme. Gesù svegliò i tre e radunò il gruppo dei discepoli.

Sulla strada stava arrivando Giuda, seguito dalla polizia del Tempio.

Giuda entrò nel giardino, si avvicinò a Gesù e lo baciò. Era il segno convenuto per l'identificazione del ricercato.

Le guardie del Tempio, che erano rimaste in attesa, entrarono anch'esse nel giardino. Chiesero chi dei presenti fosse Gesù. Questi si fece riconoscere e chiese che gli altri potessero andarsene liberamente. Evitò accuratamente di dire che erano i suoi collaboratori più stretti.

Le guardie lo afferrarono.

Un tentativo di Pietro di opporre resistenza venne interrotto da Gesù.

Gesù venne portato via.

 

Giudea - Gerusalemme - Palazzo di Anna - Venerdì intorno alle due di notte - 30 d.C. - L'interrogatorio di Anna

Le guardie del Tempio portarono Gesù nel palazzo di Anna, che era stato sommo sacerdote ed era suocero dell'attuale sommo sacerdote Caifa.

Probabilmente l'organizzatore dell'arresto era stato proprio Anna.

Si procedette ad un interrogatorio chiedendo informazioni sulle dottrine insegnate al popolo.

Gesù rispose: "Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto" (Giovanni 18, 20-21).

Una delle guardie, interpretando le parole di Gesù come un offesa all'ex sommo sacerdote, lo colpì con uno schiaffo.

Gesù disse: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?" (Giovanni 18, 23).

A questo punto Anna decise di interrompere l'interrogatorio e ordinò di portare l'arrestato al cospetto di Caifa.

 

Giudea - Gerusalemme - Palazzo di Caifa - Venerdì intorno alle tre di notte - 30 d.C. - L'interrogatorio di Caifa

Caifa coadiuvato da alcuni membri del sinedrio cominciò l'interrogatorio informale di Gesù.

 

Giudea - Gerusalemme - Palazzo di Caifa - Venerdì all'alba - 30 d.C. - Il processo davanti al sinedrio

Appena si fece giorno, raggiunto il numero legale per una seduta del supremo consesso ebraico, vennero escussi molti testimoni dell'accusa, ma le loro testimonianze si rivelarono non concordi.

Alla fine si trovarono due testimonianze che sembrarono utili. Entrambe riportavano una frase di Gesù relativa al Tempio. Gesù avrebbe potuto distruggerlo e ricostruirlo in tre giorni. La frase era stata estrapolata da un discorso tenuto da Gesù nel 29 d.C. in occasione della cacciata dei mercanti dal Tempio. Da allora erano passati due anni e nessuno aveva trovato qualcosa da ridire. Anche interpretata letteralmente poteva essere al massimo una millanteria, non un reato religioso.

Essendo il processo giunto ad un punto morto, Caifa cambiò strategia. Chiese a Gesù di dichiarare se egli era il Messia atteso.

Prudentemente Gesù rispose: "Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete" (Luca 22, 67-68).

Ci fu una reiterazione della domanda e infine Gesù rispose: "Tu l'hai detto anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo" (Matteo 26, 64).

Allora tutti gli chiesero se era il figlio di Dio.

E Gesù disse: "Lo dite voi stessi: io lo sono" (Luca 22, 70).

A quel punto tutti si misero ad urlare che Gesù aveva bestemmiato, non c'era più bisogno di ricorrere ad altre testimonianze, si era condannato da solo.

Per aver dichiarato di essere il figlio di Dio meritava la pena di morte, secondo le regole religiose ebraiche.

Per essersi dichiarato Messia, ossia aspirante al nuovo regno terreno d'Israele, meritava la pena di morte, secondo le regole delle autorità romane.

Il processo religioso ebbe termine con soddisfazione di Caifa. Aveva ottenuto la piena confessione dell'imputato.

Ma essendo la pena di morte riservata al prefetto romano, ora Caifa doveva convincere questi della colpa di Gesù.

 

Giudea - Gerusalemme - Fortezza Antonia - Venerdì intorno alle sei - 30 d.C. - L'interrogatorio di Ponzio Pilato

Il prefetto romano normalmente abitava nel palazzo di Erode, nella città alta. Nel periodo pasquale si spostava nella fortezza Antonia da cui era più facile tenere sotto controllo il grande afflusso di pellegrini al Tempio ed intervenire in caso di disordini.

Caifa dovette quindi recarsi alla fortezza Antonia, ma ne rimase fuori perché il luogo, abitato da un pagano, era ritenuto impuro e l'entrarvi avrebbe provocato una contaminazione della purezza del sommo sacerdote.

Ponzio Pilato uscì fuori dalla fortezza incontro ai massimi esponenti del governo locale.

Caifa gli espose il problema. Avevano condannato a morte Gesù, ma spettava al prefetto la decisione finale.

Caifa non parlò del reato di bestemmia, ma presentò Gesù come un perturbatore della pace, che impediva ai giudei di pagare i tributi a Cesare e dichiarava di essere il Messia.

Pilato rientrò nel cortile della fortezza dove era posto il tribunale e dove intanto era stato portato l'accusato.

Pilato pose subito la domanda che gli pareva più importante: Gesù si dichiarava re dei giudei?

Gesù rispose: "Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?" (Giovanni 18, 34).

La risposta non piacque a Pilato che insistette sulla sua domanda.

Gesù rispose: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai giudei; ma il mio regno non è di quaggiù" (Giovanni 18, 36).

Pilato ripeté la domanda per la terza volta.

Rispose Gesù: "Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce" (Giovanni 18, 37).

Pilato, senza aspettare la risposta di Gesù, quasi parlando a se stesso, chiese cosa fosse la verità. Uomo politico di grande esperienza, era piuttosto scettico.

Convinto ormai della innocenza di Gesù e udendo le grida che provenivano dall'esterno, prima di affrontare la folla, invitò un'ultima volta l'accusato a dire qualcosa in sua difesa, ma Gesù tacque.

 

Giudea - Gerusalemme - Palazzo di Erode Antipa - Venerdì intorno alle otto - 30 d.C. - L'interrogatorio di Antipa

Pilato uscì dalla fortezza e dichiarò di non trovare alcuna colpa nell'accusato.

Caifa e i suoi insistettero e, dalla discussione che seguì, venne fuori che Gesù era originario della Galilea, territorio che non era sotto giurisdizione romana.

Pilato intuì immediatamente di avere una via d'uscita da quella difficile situazione.

In quei giorni Erode Antipa, tetrarca di Galilea, era a Gerusalemme. Pilato decise di inviare Gesù ad Antipa per essere giudicato dalle autorità del suo paese.

Antipa fu contento di avere l'occasione di parlare con Gesù, il continuatore dell'opera di Giovanni Battista. Ma Gesù si rifiutò di rispondere alle sue domande. Caifa cercò di dimostrare la colpevolezza del galileo, ma non riuscì a convincere il tetrarca.

Antipa, ritenendo Gesù innocente e non pericoloso, lo rinviò a Pilato. Ma prima lo obbligò ad indossare per scherno una veste solenne, di quelle utilizzate dalle autorità del paese.

 

Giudea - Gerusalemme - Fortezza Antonia - Venerdì intorno alle dieci - 30 d.C. - La condanna di Gesù

Pilato dovette riprendere ad esaminare il caso.

Intanto Caifa aveva avuto il tempo di organizzare la folla davanti alla fortezza Antonia, facendo accorrere quante più persone favorevoli al sinedrio.

Pilato disse che non trovava alcuna colpa nell'uomo che il sinedrio aveva accusato. Ed anche Erode lo aveva ritenuto innocente. E pertanto lo avrebbe rilasciato.

Tuttavia, incongruentemente, sperando di calmare l'ira del sinedrio, Pilato disse che lo avrebbe castigato severamente, prima di rilasciarlo.

Poi Pilato commise un errore decisivo.

In occasione della Pasqua era usanza rilasciare un condannato scelto dalla folla. In carcere, in attesa della esecuzione della condanna a morte, stava Barabba, ladro e omicida.

Pilato, pensando di salvare Gesù facendo ricorso al parere popolare, senza inimicarsi il sinedrio, propose alla folla di scegliere tra Barabba e Gesù. Ma la folla, su suggerimento di Caifa, rispose: Barabba.

Pilato chiese allora alla folla cosa avrebbe dovuto fare di Gesù.

La folla rispose che doveva essere sottoposto al supplizio della croce.

Pilato tentò in extremis di salvare Gesù, chiedendo cosa questi avesse fatto di male.

Più volte la folla rispose che doveva essere crocifisso.

Pilato, un romano cresciuto nel rispetto del diritto, rimase sorpreso dall'atteggiamento della folla, guidata dal sommo sacerdote, che chiedeva la condanna a morte di un innocente.

Fece portare un catino e dell'acqua. Si lavò le mani. Infine, per non lasciare dubbi, disse alla folla che lui non si riteneva responsabile del sangue che si stava per versare. La folla rispose "Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli" (Matteo 27, 25).

La condanna di Gesù, emessa dal sinedrio e convalidata dalla folla, non è mai stata revocata.

 

Giudea - Gerusalemme - Fortezza Antonia - Venerdì tra le undici e le dodici - 30 d.C. - La flagellazione

Pilato, in un estremo tentativo di muovere a compassione il sinedrio e la folla, ordinò la flagellazione di Gesù.

Dopo la fustigazione il condannato venne incoronato di spine.

Pilato presentò alla folla Gesù, ricoperto di sangue, barcollante, ridotto ad una larva d'uomo.

Il prefetto romano ribadì l'innocenza di Gesù, ma la folla e i sommi sacerdoti gridarono che doveva essere crocifisso perché si era fatto figlio di Dio.

Caifa stava giocando la carta del rispetto della religione ebraica. Minacciava velatamente Ponzio Pilato di ricorrere a Roma, citandolo in giudizio come un protettore degli empi, incapace di tenere conto delle leggi e delle usanze religiose locali, uno dei doveri di ogni governatore provinciale romano.

Pilato cominciò a temere la strategia di Caifa. Rientrò nella fortezza e chiese a Gesù da dove venisse, ma non ebbe risposta. Insistette a cercare di farlo parlare, ricordandogli che era in suo potere liberarlo o metterlo in croce. Allora Gesù rispose: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande" (Giovanni 19, 11).

A queste parole Pilato cercò per l'ennesima volta di liberarlo. Ma i giudei presero a minacciare apertamente Pilato dicendo che se avesse liberato Gesù non si sarebbe mostrato amico di Cesare. L'accusato, dichiarandosi re, si era messo contro Cesare.

Ma Pilato non voleva sottomettersi a quella folla che intendeva condannare un innocente. Portò fuori della fortezza la sede del tribunale e si sedette sulla sedia curule, riservata agli alti magistrati di Roma.

Un prefetto romano non poteva temere di confrontarsi con la folla dei giudei. Fece condurre Gesù all'aperto e, con l'intento di riaprire la discussione, disse "Ecco il vostro re". Che Gesù fosse un aspirante re terreno lo aveva ormai escluso. Che Gesù fosse un re a carattere religioso non lo interessava, era un problema interno dei giudei.

Dalla folla uscì un solo grido: "Via, via crocifiggilo!" (Giovanni 19, 15).

Pilato replicò: "Crocifiggerò il vostro re?" (Giovanni 19, 15).

Rispose Caifa: "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare" (Giovanni 19, 15). Una incredibile dichiarazione di fedeltà all'imperatore da parte del rappresentante religioso e politico del popolo di Israele che aveva sempre sostenuto non avere altro re che Dio stesso. Non si trattava più solo di una minaccia di ricorrere a Roma ma di una sfida aperta a chi era più fedele al sommo potere imperiale.

Pilato cedette. Ordinò di consegnare Gesù ai giudei e di crocifiggerlo. Secondo la legislazione ebraica il bestemmiatore doveva essere lapidato. Ma erano stati gli stessi ebrei a chiedere la crocifissione, pena riservata dai romani ai peggiori delinquenti, definita da Cicerone "supplizio crudelissmo e mostruoso" (Cicerone, In Verrem, II, 5, 165).

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì intorno alle dodici - 30 d.C. - Il luogo della crocifissione

A nord della città, appena fuori le mura, c'era una piccola altura chiamata in aramaico Golgota, in latino Calvario, ossia Cranio.

Le crocifissioni si facevano in questo posto perché era lungo la strada per Jaffa, molto frequentata. Inoltre era sufficientemente elevato in modo da essere ben visibile anche da lontano. Il supplizio doveva essere pubblico, doveva essere un monito per la popolazione.

Lungo la stessa strada erano poste delle tombe.

Quel giorno erano previste due altre esecuzioni di delinquenti comuni. Pertanto le croci erano tre.

Sul posto venivano piantati i pali verticali. I condannati dovevano portare il palo orizzontale dal carcere al Golgota.

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì intorno alle dodici - 30 d.C. - La tavoletta

Crocefissione

I condannati, lungo il percorso dalla città al Golgota, dovevano portare appesa al collo una tavoletta con l'indicazione del motivo della condanna. In seguito la tavoletta veniva inchiodata sul palo verticale in modo da essere ben visibile.

Pilato decise il testo dell'iscrizione di Gesù. Fece scrivere in aramaico, in greco ed in latino Gesù nazareno re dei giudei.

Il sommo sacerdote presentò una protesta. Gesù non era stato condannato in quanto re dei giudei, ma in quanto si era autonominato re dei giudei. Quindi sulla tavoletta avrebbe dovuto essere scritto più correttamente Ha detto di essere il re dei giudei.

Pilato colse l'occasione per fare un dispetto a coloro che poco prima avevano osato proclamare così falsamente la loro fedeltà a Cesare e rispose "Quello che ho scritto ho scritto" (Giovanni 19, 22).

La tavoletta rimase invariata e quando venne posta in alto sulla croce apparve a tutti la scritta che indicava nel condannato il re dei giudei.

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì intorno alle dodici - 30 d.C. - Simone di Cirene

Gesù, con la tavoletta al collo e con il palo sopra le spalle, dovette incamminarsi verso il Golgota, insieme agli altri due condannati. Il percorso era di circa un chilometro. Dopo la fustigazione era quasi impossibile sopportare una tale fatica.

Il responsabile del trasporto dei condannati si accorse che Gesù non sarebbe mai arrivato al Golgota, allora fermò uno tra la folla e gli ordinò di portare il palo. Si trattava di Simone di Cirene.

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì intorno alle dodici - 30 d.C. - Le donne piangenti

Gesù era accompagnato da molte persone. Alcune donne piangevano, si battevano il petto e si lamentavano per lui.

Gesù si volse verso di loro e disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" (Luca 23, 28-31).

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì intorno alle dodici - 30 d.C. - La crocifissione

Quando il corteo raggiunse il Golgota i tre condannati vennero crocifissi. Gesù venne posto in mezzo alle altre due croci.

Gesù disse: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Luca 23, 34).

I soldati si spartirono le vesti di Gesù.

Intorno alla croce si radunarono molti di coloro che ne avevano chiesto la crocifissione. Presero a schernire Gesù.

Anche uno degli altri due condannati insultò Gesù.

Il terzo condannato rimproverò il secondo. Loro due erano stati crocifissi perché avevano fatto qualcosa di male, ma Gesù era innocente.

Poi chiese a Gesù di ricordarsi di lui quando fosse entrato nel suo regno. E Gesù rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso" (Luca 23, 43).

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì dopo le dodici - 30 d.C. - Maria e Giovanni

Intorno alla croce erano la madre di Gesù, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa, madre di Giacomo il Minore, e Maria di Magdala. Era anche presente la madre dei fratelli Giovanni e Giacomo il Maggiore, i figli di Zebedeo. Accanto alla madre di Gesù stava Giovanni.

Gesù disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quel momento Giovanni prese Maria nella sua casa.

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì intorno alle quindici - 30 d.C. - La morte

L'agonia di Gesù durò all'incirca dalle dodici alle quindici.

Intorno alle quindici Gesù lanciò un grido: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?" (Matteo 27, 46).

Poi disse di avere sete. I soldati romani si erano portati appresso una bevanda fatta di acqua e aceto per dissetarsi durante l'attesa della fine del supplizio. Immersero una spugna nel liquido, la fissarono su di una canna e la porsero al condannato.

Dopo aver bevuto Gesù disse "Tutto è compiuto" (Giovanni 19, 30).

Poco dopo Gesù ad alta voce disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Luca 23, 46). E spirò.

 

Giudea - Gerusalemme - Venerdì tra le sedici e le diciotto - 30 d.C. - La sepoltura

Deposizione

Giuseppe di Arimatea era un membro del sinedrio, ma nascostamente era un discepolo di Gesù.

Si recò da Pilato e chiese di poter prendere il corpo del defunto. Pilato acconsentì.

Anche i giudei si rivolsero a Pilato. Volevano che i condannati venissero finiti prima dell'inizio del sabato, ossia del tramonto del venerdì.

Pilato inviò dei soldati. Questi spezzarono le gambe ai due condannati ancora in vita per finirli. Trovarono che Gesù era già morto, ma per sicurezza gli colpirono il fianco con un colpo di lancia.

Intanto sul posto oltre a Giuseppe era arrivato anche Nicodemo, altro membro del sinedrio, che aveva voluto conoscere Gesù fin dall'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio.

Nicodemo portò cento libbre di aloe e mirra. Giuseppe un lenzuolo di lino, la sacra sindone, per avvolgere il corpo di Gesù. Inoltre Giuseppe mise a disposizione una tomba scavata nella roccia e mai usata.

La salma venne ricoperta di aromi e avvolta nel lenzuolo.

Gesù fu deposto nella tomba. Una grande pietra venne fatta rotolare per chiuderne l'entrata.

Giuseppe e Nicodemo se ne andarono. Davanti al sepolcro rimasero ancora qualche tempo Maria di Magdala e Maria, madre di Giacomo. Poi rientrarono in città prima dell'imbrunire. Stava per iniziare il sabato in cui erano proibite la maggior parte delle attività.

 

Giudea - Gerusalemme - Sabato mattina - 30 d.C. - I sigilli alla tomba

Il giorno seguente, di sabato, Caifa ed Anna si recarono da Pilato.

Chiesero che venisse stabilito un posto di guardia alla tomba. Gesù aveva annunciato la sua resurrezione dopo tre giorni e i sommi sacerdoti non volevano che i discepoli di Gesù ricorressero a qualche sotterfugio per far sembrare veritiera la predizione. Temevano che gli apostoli si portassero via il corpo di Gesù e poi dicessero che era risorto.

Pilato concesse un gruppo di soldati per fare la guardia alla tomba.

I sommi sacerdoti, non avendo fiducia nemmeno nei soldati romani, che temevano potessero essere comprati dai due membri del sinedrio passati dalla parte di Gesù, si recarono alla tomba e vi apposero loro stessi dei sigilli.

Poi se ne andarono sicuri che Gesù non sarebbe risorto.

 

Giudea - Gerusalemme - Domenica mattina - 30 d.C. - La scomparsa del corpo di Gesù

Durante la notte tra il sabato e la domenica i soldati si addormentarono qualche ora.

Al loro risveglio si accorsero che la pietra che chiudeva la tomba era stata spostata e che la salma era scomparsa.

Andarono ad avvisare i sommi sacerdoti per conto dei quali avevano fatto maldestramente la guardia.

Intanto in città era giunta l'alba e le pie donne decisero di andare al mercato per comprare l'occorrente per sistemare meglio la salma che era stata sepolta affrettatamente venerdì pomeriggio.

Solo Maria di Magdala si avviò direttamente verso la tomba.

Sorpresa di trovarla aperta e vuota, tornò rapidamente in città per avvisare Pietro e Giovanni che qualcuno aveva rubato il corpo di Gesù.

Le altre pie donne, terminati gli acquisti, nel frattempo avevano raggiunto il luogo della tomba e l'avevano trovata vuota. Tornarono immediatamente in città per avvisare gli apostoli.

Intanto Pietro e Giovanni, precedendo Maria di Magdala, erano già arrivati di corsa alla tomba. Entrati all'interno scoprirono che le bende ed il sudario erano arrotolati da una parte. I due apostoli, verificata la scomparsa del corpo di Gesù, rientrarono in città per comunicare l'evento agli altri discepoli.

Maria di Magdala rimase sola davanti al sepolcro. Piangeva.

 

Tomba

 

 


 

Dal prologo del Vangelo secondo Giovanni

 

In principio era il Logos, il Logos era presso Dio e il Logos era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.

 
1 In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum.
2 Hoc erat in principio apud Deum.
3 Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil, quod factum est;
4 in ipso vita erat, et vita erat lux hominum,
5 et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.

 

1 Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.
2 Οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν.
3 Πὰντα δι' αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν ὃ γέγονεν.
4 Ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων,
5 καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν.

 

Vangelo di Giovanni

 

 

 


Riferimenti bibliografici:

 

La Bibbia Tob. Nuova traduzione CEI

Elledici

 

I Vangeli apocrifi

Einaudi

Armstrong Karen

Gerusalemme

Mondadori

Bart D. Ehrman

Gesù non l'ha mai detto

Mondadori

Calimani Riccardo

Gesù ebreo

Mondadori

Calimani Riccardo

Storia dell'ebreo errante

Mondadori

Firpo Giulio

Le rivolte giudaiche

Laterza

Garbini Giovanni

I Filistei

Rusconi

Giuseppe Flavio

Antichità giudaiche

UTET

Giuseppe Flavio

Guerra giudaica

Mondadori

Günther Linda-Marie

Erode il Grande

Salerno Editrice

Hegel

Vita di Gesù

Laterza

Liverani Mario

Oltre la Bibbia - Storia antica di Israele

Laterza

Mommsen Theodor

Le provincie romane - Da Cesare a Diocleziano

Sansoni

Prause Gehrard

Erode il Grande

Rusconi

Ricciotti Giuseppe

Storia d'Israele

SEI

Ricciotti Giuseppe

Vita di Gesù Cristo

Mondadori

 
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